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trasmissione del 22 febbraio

trasmissione del 22 febbraio, il podcast

La trasmissione del 22 febbraio, qui riassunta, scaricabile ed ascoltabile.
Gli argomenti di oggi:

Le stime di traffico che giustificano il tav sono sbagliate

Notizia di qualche giorno, ampiamente circolata, ma non giunta all’onore delle cronache mainstream. Il governo è costretto ad affermare che le stime di traffico da sempre sbandierate per giustificare il nuovo valico internazionale, sono del tutto sbagliate. Eppure c’è chi lo dice da due decenni, difficile dire che l’errore sia un fulmine a ciel sereno.
Nonostante questo, tutte le forze di governo sono sicure: il Tav si farà lo stesso. Perché? perché sì.

Bure: attacco ai luoghi della resistenza contro il previsto sito di stoccaggio di scorie nucleari

Da stamattina Bure sotto attacco e sgombero dei resistenti nel bosco di Lejuc. decine di camionette, sfondata la porta della “casa della resistenza”. Parte la mobilitazione, per rimanere aggiornati: zad di Bure

Olimpiadi 2026: i comuni dello sci si schierano a favore. Anche Plano accoglie la proposta

Nonostante nessuno voglia più ospitare olimpiadi a casa sua, troppo costose e per niente remunerative, c’è chi ci prova ancora. I comuni della via lattea spingono ufficialmente per una candidatura, sperando di invogliare la sindaca di Torino. Per ora, oltre ai soliti noti dell’area Pd, raccolgono l’appoggio di Plano.

Bussoleno antifascista

Dopo lo show dell’arresto di Giorgio “brescia” nei locali della Credenza, appuntamenti solidali e, stasera, ampia manifestazione a Torino per stanare il candidato premier dei fascisti del 3° millennio. Collegamento con un compagno di Torino che ha partecipato all’assemblea organizzativa

Migranti e frontiere

Breve aggiornamento sulla situazione. Chiusa la sala d’aspetto della stazione, i migranti vengono spostati nelle salette a loro dedicate rendendo difficile poterci parlare. Sembra confermata la strategia della prefettura che cerca di allontanare i migranti dalla frontiera attraverso le strutture “cuscinetto” come Croce Rossa e altri intermediari.

chiudiamo con appuntamenti e iniziative a venire. a giovedì prossimo

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Bardonecchia: Croce Rossa porta i migranti a settimo

Bardonecchia: Croce Rossa porterà i migranti nel centro di Settimo

A Bardonecchia Croce Rossa ha istituito un trasporto dei migranti verso il centro migranti che gestisce a settimo torinese

La “saletta” della stazione per ospitare i migranti ora rimarrà aperta tutto il giorno. Per evitare che le persone che cercano di passare la frontiera siano visibili agli altri viaggiatori, la sala aspetto sarà vigilata da agenti privati. Questa l’idea che le ferrovie hanno di “sicurezza”: dopo il deragliamento di Pioltello, si investe in vigilanza invece di prevenzione.

Secondo quanto si apprende, la prefettura spinge perché tutti i migranti vengano reindirizzati verso il centro di Settimo, senza sanzione riguardo il loro percorso di accoglienza. Ma non tutte le persone che lì arrivano possono e vogliono rientrare in questo percorso. Perché la loro richiesta di asilo è stata respinta.  Oppure sono diventati irregolari. O vogliono chiedere asilo in Francia e non in Italia. Mille possono essere i motivi per cui queste persone non rientrano nella casistica prevista dalla legge.

Vero è che l’indirizzamento a Settimo è volontario e non coatto. Vero che vi sono dei “mediatori culturali” ingaggiati dai comuni a fare da cuscinetto. Ma resta un fatto: chi non sale sui pulmini targati CRI, sarà più facile bersaglio per le forze di polizia. Insomma, il sistema di gestione del flusso va raffinandosi.

Mediatori tra chi?

La stampa parla di Croce Rossa, di mediatori culturali e volontari. Ma si lasci scappare anche una verità: essi sono accompagnati da militari, ed ora anche da vigilantes “non armati”. Non ci sono violenze, problemi e costrizioni: ma di quale volontario dialogo si può parlare fronte alla minacciosa presenza delle forze dell’ordine, il cui apparire è sufficiente per far fuggire tutti i migranti (quando possibile)? Quanto può essere volontaria sotto questa velata minaccia la decisione di rinunciare a passare la frontiera? La mediazione, a chi serve, in nome di chi viene fatta e con quale obiettivo? Di certo non a favore dei migranti che vogliono passare la frontiera, altrimenti la soluzione sarebbe semplice: basterebbe aprirla. Ogni altro discorso sulle “buone intenzioni” dei “volontari” è fuorviante, a prescindere dalla buona fede.

Accoglienza?

Va ricordato che per quanto si possa ottenere richiesta di asilo (comunque non accettata per tutti), questa non viene poi automaticamente riconosciuta. Un’alta percentuale (parliamo grosso modo del 40%), dopo un periodo di tempo di almeno sei mesi, perde la qualifica e diventa a tutti gli effetti “clandestino”. Tante delle persone che cercano ora di passare il confine hanno visto negare la richiesta di asilo o hanno capito che non l’avranno. Per cui non possono o non vogliono rientrare in questo percorso farlocco. Parlare di richiedenti asilo, di accoglienza virtuosa o seconda accoglienza, può forse appagare un certo sentimento umanitario, ma non abbatte il meccanismo di sfruttamento dove tutto ciò termina inevitabilmente. Questa volta però vi risparmiamo il discorso sulla manodopera quasi gratuita che i migranti (anche quelli della seconda accoglienza) rappresentano per il territorio che li “ospita”.

I minori

Per quanto riguarda i minori, essi verranno indirizzati verso altre strutture di accoglienza, dove verranno sottoposti alle verifiche di rito. Dopodiché, se verranno ritenuti effettivamente minori, potranno accedere a percorsi di accoglienza specifici. Ricordiamo però che, in Francia specialmente, le procedure per il riconoscimento della minore età hanno una percentuale di rifiuto.

Bardonecchia: Croce rossa, forze dell’ordine, prefettura, ONG, mediatori, ognuno con il suo ruolo, ma tutti dalla stessa parte: evitare che si passi la frontiera illegalmente. Dall’altra parte ci sono i migranti. Facciamo le debite differenze, ma la situazione, in fondo, è chiara.

Se vuoi approfondire questo articolo consulta le tag e frontiere e migranti che affrontano la questione

radio no tav trasmissione 1 febbraio - Pioltello

1 febbraio, le novità della settimana – con registrazione audio

Adeguamento TAV della linea per Torino: soldi, trucchi e strategie dell’osservatorio. Deragliamento di Pioltello: le cause profonde dalla privatizzazione ad oggi del trasporto ferroviario. Migranti: cariche a Monginevro e aumento del controllo…

Puntata di giovedì 1 febbraio

Osservatorio e adeguamento della tratta in bassa valle

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(la registrazione audio è parziale, c’è solo la parte finale)

L’osservatorio cerca di accreditarsi non più come “gestore” della questione tunnel, ma anche della interconnessione con la tratta nazionale. Per questo cambia nome e invia una lettera alle amministrazioni dellla valle. La firma è di Foietta ma l’ordine arriva da Roma (Boschi).
In vista delle elezioni non è un caso il pullulare di iniziative propagandistiche e incontri vari. Ma l’invito di Foietta, che ci tiene a specificare che l’osservatorio “non è vincolante”, è al solito una trappola. La Conferenza dei Servizi preferisce infatti parlare con l’Osservatorio che con i singoli comuni. Osservatorio che, essendo stato fatto proprio per aggirare le volontà locali, non tiene mai conto delle opinioni contrarie. E che va avanti nonostante molti comuni non vi aprtecipino. Trucchi chiamati “partecipazione”.

L’incidente di Pioltello

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Ennesimo incidente, come al solito predetto dai lavoratori delle ferrovie. Ma la mancanza di prevenzione e di sistemi di controllo, ha radici profonde. Andiamo a cercarle leggendo il contributo di due ferrovieri, Matteo e Salvatore. Il primo è manutentore ferroviere, il secondo è stato ferroviee negli anni ’60-70. La lunga storia dell’alta velocità risale indietro di decenni, dalle battaglie dei ferrovieri e dei pendolari, da sempre in lotta contro la deviazione dei fondi ottenuti col traffico pendolare verso i treni di lusso. Una volta erano i “rapidi”. Poi gli “intercity”. Ora, il tav. Nel frattempo però il trasporto pubblico non è più un servizio, ma un’impresa a fini di lucro. Ed ecco che, per aumentare i profitti, non solo si risparmia, quindi niente sistemi di emergenza che non sono obbligatori, ma si spremono di più i lavoratori. Il sistema dell’uomo morto, per dimezzare i macchinisti alla guida, è un esempio come altri. E per rendere sicuri i treni si installano…le telecamere!

Tutto ciò non basterebbe senza la vittoria sui lavoratori, con i sindacati confederali che hanno accettato, per esempio, la cosiddetta “Commissione di Garanzia” che impedisce gli scioperi e precetta i lavoratori con le “fasce di garanzia” anche al di fuori di situazioni di emergenza. Ed anche in occasioni di gravi eventi, come la strage di Andria dove si sono scontrati due treni pendolari su una tratta binario unico. Tratta in gestione privata, tra l’altro. Poi ancora, parliamo del sistema degli appalti, per una volta non dal punto dei vista delle imprese, ma da quello dei lavoratori. Sono questi, infatti, che pagano i profitti per due padroni e non uno solo, con l’inquadramento salariale più basso, la precarietà, i ritmi di lavoro accelerati.

I brani letti sono tratti da “Tirare il freno di emergenza” Lampi di storia sulle ferrovie in Italia. Quaderni di “fine corsa”, Agosto 2017

Monginevro, migranti e polizia

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Brevemente perchè la puntata volgeva al termine, ci siamo fatti raccontare gli ultimi fatti sul passaggio dei migranti attraverso la valle. Nei giorni scorsi pare che una linea di trasporti a Monginevro abbia negato a dei ragazzi di salire sull’autobus per Briançon, nonostante avessero il biglietto. La situazione sembra si sia aggravata con l’arrivo dei gendarmi, con qualche botta, inseguimento e cadute per cui uno dei ragazzi migranti sarebbe stato portato in Ospedale.
Inoltre anche sul lato italiano ci sono stati problemi. Senza alcuna copertura legale, pare che un autista di autolinee francesi, in servizio navetta per il tgv, abbia tentato d non far usare l’autobus ai ragazzi che cercavano di salire. L’autobus è ad uso esclusivo dei clienti TGV. Nonostante il direttore delle autolinee non volesse farli salire, alcuni solidali hanno spiegato che non solo non poteva negarsi a trasportare dei apsseggeri in base al colore della pelle, ma che è responsabilità di persone come lui che poi le persone sono costrette a passare nella neve sui passi alpini rischiando la vita.

Comunque pare che oltre ad essere aumentata la pressione della polizia francese, che pattuglia con le motoslitte, ci sia più collaborazione con quella italiana. La situazione, insomma, sembra intesirsi. Resteremo informati e cercheremo di dare più spazio nelle prossime puntate

incidente ferroviario di Andria

incidente ferroviario di Andria

podcast

Podcast della trasmissione di giovedì 11- aggiornato

ci avete segnalato problemi nell’ascolto del podcast audio, ora dovrebbe andare. Grazie!

ecco la trasmissione intera riascoltabile in podcast

gli argomenti del giorno:
*in discussione a Meana l’utilizzo di cava Palli per contenere lo smarino del Tav. Al consiglio comunale aperto la giunta deve retrocedere ma non esclude l’uso dell’area per altre funzioni legate al Tav. L’atteggiamento della giunta e del segretario comunale.

*Chiomonte e le compensazioni: i paravalanghe in località Verger alle Ramats, la metanizzazione e altri specchietti per allodole

*Ancora Chiomonte, Imprend’oc: l’associazione di commercianti mette le mani sui vigneti della cantina Clarea, proponendosi come gestore dopo la scadenza del contratto (25 anni) che affidava i terreni ai viticoltori.

*Questione migranti e frontiere: valutazioni sul flusso di persone, soprattutto ragazzi, che cercano di passare il confine. Domenica ciaspolata da Claviere a Monginevro per visibilizzare il problema.

*Collegamento telefonico con Milano sul problema della militarizzazione della città. Sempre più i militari armati adibiti al controllo dell strade. Anche per questo è prevista sabato una manifestazione contro le divise e la loro funesta presenza per le città italiane.

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podcast 21 dicembre 2017 radio no tav

Podcast di giovedì 21 Dicembre

La trasmissione completa andata in onda questo giovedì, scaricabile e ascoltabile in podcast

Auguri a bassa velocità!

riassunto delle principali notizie:

serata a Gravere del tecnotavtour

Il sindaco partecipa al dibattito contestando le dichiarazioni dei tecnici. Molti i cittadini che sono intervenuti. Il sindaco non ha mancato di fare grande pubblicità a Telt ed ha dichiarato che in osservatorio l’idea di usare Cava Palli è stata bocciata. Peccato che non sia l’osservatorio il luogo dove prendere queste decisioni, che ricadono sull’amministrazione locale.
Sarà invece a Meana la prossima seduta municipale che dibatterà sull’uso di cava Palli. Vedremo cosa dice l’amministrazione dopo le serate organizzate e partecipate dalla popolazione, e dopo la petizione lanciata e firmata dalla cittadinanza

serata a Susa organizzata dagli imprenditori segusini

Una novantina le presenze tra cui Ferrentino, Tessari (il famoso commissario che indagò su Sole e Baleno), la cricca degli interessati ad “un arrivo più veloce dei turisti a Susa”: c’è ancora chi crede a Babbo Natale, evidentemente. Presenti anche figure legate a cave, trasporti, industrie varie, con sviolinate sulla globalizzazione che sì, crea anche povertà per qualcuno, ma tant’è.
Da notare che negli ultimi tempi iniziative di propaganda di questo tipo sono continue.

la consegna della linea storica ferroviaria a Telt

Come già successe per il Moncenisio, questo trasferimento permetterà alla società costruttrice del Tav di chiudere, quando vorrà, la vecchia linea. Come per altre tratte, per favorire l’alta velocità Telt potrà decidere di priorizzare la nuova linea, sempre che riuscirà a realizzarla. Il fatto tra l’altro non sarà di nessun vantaggio per gli stessi imprenditori d’alta valle che non dicono no alla nuova linea. Ci penseranno?

Una montagna di libri presenta tre nuove pubblicazioni presentate nelle prossime iniziative

Uno sulle lotte degli anni ’70, scritta da Manfredi, autore della canzone “ma chi ha detto che non c’è”, il secondo scritto da Philopat, sulla scena punk di Milano negli anni ’80.
Il terzo libro, a cura delle edizioni Tabor è la traduzione del libro della “storia incrociata delle lotte della zad e no tav”. Si chiama “contrade”, frutto dello sforzo congiunto di molte persone che lo hanno tradotto collettivamente

briser les frontières

Il racconto delle situazione attuale al confine di Bardonecchia. Una situazione che spinge molti ragazzi a “bucare” la frontiera di notte, sulla neve, in condizioni proibitive. I ragazzi che dalla stazione di Bardonecchia vanno a piedi fino al colle della scala per arrivare a Névache vengono presi dalla gendarmerie e portati al confine al Monginevro.Chiunque sia disposto a dare uno mano, per ospitare persone in caso d’emergenza, per raccogliere indumenti adatti al clima, per fare dei giri di perlustrazione, aiuto e soccorso, può farlo autonomamente passando dalla stazione stessa o mettendosi in contatto con la rete attraverso la pagina facebook.

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scarica prima parte

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Solidarietà dal basso verso i migranti in Valsusa – Radioblackout

Rilanciamo le interviste fatte da Radioblackout a Luchino, nostro redattore, e a Davide

“Essendo sempre più difficile passare in Francia da Ventimiglia, da mesi è aumentato il numero dei migranti che tentano di attraversare il confine italo francese passando dalla Val Susa. Con l’aumento del freddo il viaggio è sempre più precario e pericoloso, perciò alcuni compagni in Alta Val Susa si stanno organizzando per offrire loro assistenza e solidarietà.
Nel frattempo la direzione di Trenitalia col solito cinismo aziendale per alcuni giorni ha fatto chiudere le sale d’aspetto delle stazioni di Oulx e Bardonecchia, per evitare assembramenti, prima che la Prefettura ordinasse di fare marcia indietro.”

Ascolta i contributi direttamente da Radio Blackout

altre notizie nella sezione frontiere

migranti

migranti

Salvo il bambino nascosto sotto il treno alla frontiera del Brennero.

E’ salvo il bambino che è stato trovato in ipotermia nascosto sotto il pianale di un merci alla frontiera del Brennero

Sta bene ed una famiglia si è resa disponibile ad accoglierlo. Ma i casi sfortunati sono numerosi, tre solo negli ultimi tempi, spesso travolti dai treni. Sui giornali poche righe: sono dedicate normalmente ad elencare ritardi e perdite economiche provocate.
Alla frontiera del Brennero, sarà che il luogo ritorno nella storia, il controllo del confine ricorda epoche buie. C’è molta violenza nei controlli sui treni, sia del biglietto che dei documenti, oltre a un clima spesso ostile: sono tanti a voler cavalcare l’onda della “emergenza immigrati”.
C’è anche spazio per la solidarietà e l’accoglienza, ma il tema fondamentale (perché c’è una frontiera invalicabile per alcuni?) sembra rimanere ineluso. Solo dell’anno scorso la propaganda in vista delle elezioni austriache sbandierava una chiusura militare del confine con muro e militari posti a sorveglianza. Ora, semplicemente, la polizia austriaca può operare al di qua della frontiera per controllare i mezzi in transito prima del confine, anche a parecchia distanza dal confine di Stato. La situazione, qui da noi a Bardonecchia, sembra leggermente differente come differente è il territorio, ma la tendenza è al peggioramento. Molte le cose da capire e il lavoro da fare: intanto nelle stazioni e sui treni la situazione si approssima sempre più a quella di Ventimiglia, Como-Chiasso e Brennero.

Cause profonde

Cosa fare e come porsi riguardo la questione non è semplice, oltre l’immediata solidarietà che si può prestare a chi vuole varcare le Alpi. Persone descritte come disperati o sprovveduti, ma che spesso non sono appena arrivate, hanno maturato bene la decisione e sanno cosa vogliono fare. E magari hanno anche qualche pezzo di carta in mano, come una richiesta come rifugiato. Soprattutto, dopo essere passati dalle carceri libiche, dalla tratta e dall’attraversamento del mare, dal sistema di contenimento e dal razzismo europeo, non stupisce che vogliano fare di testa loro. Difficile intercettarne le ragioni, lo scambio di informazioni (sembra che le cosiddette “rotte” si diffondano molto per etnia di appartenenza) ed anche la fiducia. Cosa resta da fare a noi? Dovremmo pensare anche al nostro sistema, quello che genera il problema al di qua e al di là del mediterraneo, agli effetti della politica di sfruttamento a cominciare dalle risorse petrolifere e dalle guerre che si porta dietro (o davanti). Dovremmo pensare al sistema dell’accoglienza, del respingimento e dell’espulsione, oltre che ad “aiutare” quando tutto ciò li spinge a rischiare la vita su un confine militarizzato. Muri, filo spinato, controlli razziali, schiavismo, propaganda, non solo neofascista. Cose che non vorremmo mai più vedere.
Per dare voce a tutto ciò, l’invito è una iniziativa nazionale il 12 dicembre, con presenza in ogni territorio: prossimamente verrà diffuso l’invito.

Nel frattempo, ecco la chiacchierata che abbiamo fatto in collegamento con il Trentino

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scarica frontiera del Brennero
frontiera migranti al colle della scala

Verso una rete di solidarietà a cavallo della frontiera

Da mesi ormai la frontiera nei dintorni di Bardonecchia è tornata ad essere un punto di passaggio sensibile per chi vuole recarsi in Francia.

Dopo la chiusura ermetica delle montagne della Roia intorno a Ventimiglia, sono sempre più le persone che scelgono la Val Susa, attraverso il Colle della Scala, come percorso per tentare la fortuna oltralpe. I passi non agevoli e il “generale inverno” non facilitano il passaggio. Aumentano continuamente i casi di infortunio o grave rischio nella traversata. Le forze di polizia e i militari francesi, in collaborazione con quelli italiani, respingono decine di ragazzi al giorno, riportandoli al punto di partenza. Finora, visto che a Ventimiglia le persone trovate a varcare la frontiera vengono portate molto lontano, al sud. Oppure sono inserite nel percorso dell’espulsione, nei carceri amministrativi per migranti. Anche al Brennero si pone la questione, con casi di congelamento o di morte, travolti dai treni merci.

Quella che potrebbe essere una semplice passeggiata, o un tragitto via treno, diventa un rischio pari a quello dell’attraversamento del mare o del deserto.

Tutto perché qualcuno ha deciso di tracciare una frontiera invisibile su una cartina geografica. Perché sulle migrazioni si fanno i giochi elettorali, perché sulle terre d’oltre mare, come in Libia, i governi occidentali continuano a guerreggiare per spartirsi il petrolio. La contropartita allo sfruttamento dei giacimenti è il finanziamento delle fazioni con le quali i nostri governi fanno affari, chiamandoli “governi legittimi”. Tutto questo torna a noi, in piccole o grandi vicende che hanno la loro radici in dinamiche globali ed epocali, come lo sono i cosiddetti “flussi migratori.”

Senti cosa succede a Bardonecchia e in valle, dove si cerca di affrontare la questione e capire cosa fare:

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qui potete leggere di un caso precedente, non il solo, sul ritorno di polizia ed esercito sulla frontiera e sul pericolo che genera.

cadono inseguiti dalla polizia sul Colle della Scala

Bardonecchia: migranti, turisti e polizia

Aggiornamento da Bardonecchia dopo il presidio contro polizia e militarizzazione

Prosegue in gravi condizioni il ragazzo caduto per 40 metri in un dirupo al Colle della Scala. Inseguito nella notte dalla polizia è tuttora in coma in ospedale a Grenoble, non è detto che ce la farà. Casi come questo diventano sempre più frequenti: non è il primo morto o quasi prodotto dalla militarizzazione del confine, oggi come un tempo quando a cercare fortuna oltralpe erano gli italiani. Il presidio organizzato domenica si è tramutato in un corteo che, sfilando per il centro della cittadina, ha cercato di far emergere la questione. Nell’affollato pomeriggio domenicale, la polizia ha mantenuto un profilo molto discreto.

Punti di vista

Diverse sono le versioni date alle cronache. Secondo le forze di polizia, il sistema è al collasso, perché oltre al controllo deve occuparsi dei respingimenti da parte francese. Solita la soluzione invocata: più polizia. I giornali intanto tuonano: pericolo per il turismo! Gli immigrati potrebbero attentare alla vocazione turistica della zona, magari commettere furti oppure tentare di rifugiarsi qua e là durante la notte prima di tentare il valico. Diversamente, c’è chi cerca a suo modo di dare una mano. Anche solo con il silenzio, che in tempi di delazione è già qualcosa. E poi ospitando, dando indicazioni o accompagnando lungo i sentieri, fornendo il minimo indispensabile a chi si avventura di notte per passi alpini. Attenzione però: aiutare i “clandestini” a fare richiesta di asilo può essere il miglior modo per consegnarlo al ciclo dei carceri per immigrati, visto che la stragrande maggioranza delle richieste viene poi rifiutata.

Alternative

L’alternativa non è semplice, ma c’è chi cerca di aiutare al di là delle prescrizioni di legge, dando una mano a chi non si fida (giustamente) o non può accedere agli aiuti truffaldini che mantengono la facciata umanitaria dei governi europei, pienamente interessati ad aumentare la manovalanza irregolare proveniente dall’estero, ricattabile, silente e soprattutto economica.

Per ascoltare le ultime novità:

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sotto trovate l’articolo precedente, sulla caduta dei due ragazzi inseguiti sul colle della scala:

cadono inseguiti dalla polizia sul Colle della Scala

 

 

migranti

migranti

Colle della scala migranti

cadono inseguiti dalla polizia sul Colle della Scala

Una notte qualsiasi al Colle della Scala…

Abbiamo ricevuto notizia di un inseguimento sul confine italo-francese. La notte di venerdì 18 agosto la polizia di frontiera nel tentativo di impedire il passaggio a due migranti ne ha provocato la fuga e la caduta da una falesia, con un volo di quaranta metri.  Gli agenti scesi di corsa dall’auto d’ordinanza hanno inseguito i ragazzi nel buio. Entrambi sono finiti in ospedale, uno a Briançon e l’altro, in gravi condizioni, a Grénoble.

Frontiere, controlli, collegamenti

Sono parecchi mesi che la Francia vigila i confini, anche quelli minori e i sentieri. Decine di “sans-papiers” passano il Monginevro e il Colle della Scala cercando di raggiungere la Francia, Calais o altri paesi del nord Europa ma vengono rimpatriati o respinti verso l’Italia.  Da qualche settimana anche l’Italia ha piazzato i militari lungo il confine di Stato. Questo è lo specchio del tav: sì ai treni di lusso che collegano i centri economici, sì a nuovi rapidi trasporti transfrontalieri per le merci, ma polizia, filo spinato, carceri e rimpatri a chi non ha un pezzo di carta in mano.

Chez Marcel: la casa di accoglienza per migranti a Briançon

Intanto a Briançon da tempo è stata occupata una casa per l’accoglienza e l’accompagnamento dei migranti che quotidianamente seguono la via dell’esilio sulle nostre montagne. La casa si trova al 20 di via Puy St-Pierre: ha bisogno di sostegno e di una mano per completare i lavori di riabilitazione.

La situazione a Bardonecchia

La frontiera è ormai sigillata come già a Ventimiglia. Il commissariato di polizia locale invoca ulteriori rinforzi, mentre il tunnel del Frejus è presidiato dagli Alpini mitra in mano. I treni regionali da Torino sono battuti in cerca dei migranti che non cercano di passare da Como-Chiasso, dal Brennero o da Ventimiglia. Progressivamente tra deliri securitari e campagne elettorali, la situazione è destinata a peggiorare. Fosse anche solo per un briciolo di umanità, se ancora qualcuno ce ne ha,  è il caso di occuparsi del ritorno del filo spinato sulle nostre montagne, di cui non ci libereremo in fretta.

Gli altri articoli di radio no tav su frontiere e migranti sono qui