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Solidarietà dal basso verso i migranti in Valsusa – Radioblackout

Rilanciamo le interviste fatte da Radioblackout a Luchino, nostro redattore, e a Davide

“Essendo sempre più difficile passare in Francia da Ventimiglia, da mesi è aumentato il numero dei migranti che tentano di attraversare il confine italo francese passando dalla Val Susa. Con l’aumento del freddo il viaggio è sempre più precario e pericoloso, perciò alcuni compagni in Alta Val Susa si stanno organizzando per offrire loro assistenza e solidarietà.
Nel frattempo la direzione di Trenitalia col solito cinismo aziendale per alcuni giorni ha fatto chiudere le sale d’aspetto delle stazioni di Oulx e Bardonecchia, per evitare assembramenti, prima che la Prefettura ordinasse di fare marcia indietro.”

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migranti

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frontiera del brennero

Salvo il bambino nascosto sotto il treno. Un approfondimento dal Brennero.

E’ salvo il bambino che è stato trovato in ipotermia nascosto sotto il pianale di un merci alla frontiera del Brennero

Sta bene ed una famiglia si è resa disponibile ad accoglierlo. Ma i casi sfortunati sono numerosi, tre solo negli ultimi tempi, spesso travolti dai treni. Sui giornali poche righe: sono dedicate normalmente ad elencare ritardi e perdite economiche provocate.
Alla frontiera del Brennero, sarà che il luogo ritorno nella storia, il controllo del confine ricorda epoche buie. C’è molta violenza nei controlli sui treni, sia del biglietto che dei documenti, oltre a un clima spesso ostile: sono tanti a voler cavalcare l’onda della “emergenza immigrati”.
C’è anche spazio per la solidarietà e l’accoglienza, ma il tema fondamentale (perché c’è una frontiera invalicabile per alcuni?) sembra rimanere ineluso. Solo dell’anno scorso la propaganda in vista delle elezioni austriache sbandierava una chiusura militare del confine con muro e militari posti a sorveglianza. Ora, semplicemente, la polizia austriaca può operare al di qua della frontiera per controllare i mezzi in transito prima del confine, anche a parecchia distanza dal confine di Stato. La situazione, qui da noi a Bardonecchia, sembra leggermente differente come differente è il territorio, ma la tendenza è al peggioramento. Molte le cose da capire e il lavoro da fare: intanto nelle stazioni e sui treni la situazione si approssima sempre più a quella di Ventimiglia, Como-Chiasso e Brennero.

Cause profonde

Cosa fare e come porsi riguardo la questione non è semplice, oltre l’immediata solidarietà che si può prestare a chi vuole varcare le Alpi. Persone descritte come disperati o sprovveduti, ma che spesso non sono appena arrivate, hanno maturato bene la decisione e sanno cosa vogliono fare. E magari hanno anche qualche pezzo di carta in mano, come una richiesta come rifugiato. Soprattutto, dopo essere passati dalle carceri libiche, dalla tratta e dall’attraversamento del mare, dal sistema di contenimento e dal razzismo europeo, non stupisce che vogliano fare di testa loro. Difficile intercettarne le ragioni, lo scambio di informazioni (sembra che le cosiddette “rotte” si diffondano molto per etnia di appartenenza) ed anche la fiducia. Cosa resta da fare a noi? Dovremmo pensare anche al nostro sistema, quello che genera il problema al di qua e al di là del mediterraneo, agli effetti della politica di sfruttamento a cominciare dalle risorse petrolifere e dalle guerre che si porta dietro (o davanti). Dovremmo pensare al sistema dell’accoglienza, del respingimento e dell’espulsione, oltre che ad “aiutare” quando tutto ciò li spinge a rischiare la vita su un confine militarizzato. Muri, filo spinato, controlli razziali, schiavismo, propaganda, non solo neofascista. Cose che non vorremmo mai più vedere.
Per dare voce a tutto ciò, l’invito è una iniziativa nazionale il 12 dicembre, con presenza in ogni territorio: prossimamente verrà diffuso l’invito.

Nel frattempo, ecco la chiacchierata che abbiamo fatto in collegamento con il Trentino

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frontiera migranti al colle della scala

Verso una rete di solidarietà a cavallo della frontiera

Da mesi ormai la frontiera nei dintorni di Bardonecchia è tornata ad essere un punto di passaggio sensibile per chi vuole recarsi in Francia.

Dopo la chiusura ermetica delle montagne della Roia intorno a Ventimiglia, sono sempre più le persone che scelgono la Val Susa, attraverso il Colle della Scala, come percorso per tentare la fortuna oltralpe. I passi non agevoli e il “generale inverno” non facilitano il passaggio. Aumentano continuamente i casi di infortunio o grave rischio nella traversata. Le forze di polizia e i militari francesi, in collaborazione con quelli italiani, respingono decine di ragazzi al giorno, riportandoli al punto di partenza. Finora, visto che a Ventimiglia le persone trovate a varcare la frontiera vengono portate molto lontano, al sud. Oppure sono inserite nel percorso dell’espulsione, nei carceri amministrativi per migranti. Anche al Brennero si pone la questione, con casi di congelamento o di morte, travolti dai treni merci.

Quella che potrebbe essere una semplice passeggiata, o un tragitto via treno, diventa un rischio pari a quello dell’attraversamento del mare o del deserto.

Tutto perché qualcuno ha deciso di tracciare una frontiera invisibile su una cartina geografica. Perché sulle migrazioni si fanno i giochi elettorali, perché sulle terre d’oltre mare, come in Libia, i governi occidentali continuano a guerreggiare per spartirsi il petrolio. La contropartita allo sfruttamento dei giacimenti è il finanziamento delle fazioni con le quali i nostri governi fanno affari, chiamandoli “governi legittimi”. Tutto questo torna a noi, in piccole o grandi vicende che hanno la loro radici in dinamiche globali ed epocali, come lo sono i cosiddetti “flussi migratori.”

Senti cosa succede a Bardonecchia e in valle, dove si cerca di affrontare la questione e capire cosa fare:

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qui potete leggere di un caso precedente, non il solo, sul ritorno di polizia ed esercito sulla frontiera e sul pericolo che genera.

cadono inseguiti dalla polizia sul Colle della Scala

Bardonecchia: migranti, turisti e polizia

Aggiornamento da Bardonecchia dopo il presidio contro polizia e militarizzazione

Prosegue in gravi condizioni il ragazzo caduto per 40 metri in un dirupo al Colle della Scala. Inseguito nella notte dalla polizia è tuttora in coma in ospedale a Grenoble, non è detto che ce la farà. Casi come questo diventano sempre più frequenti: non è il primo morto o quasi prodotto dalla militarizzazione del confine, oggi come un tempo quando a cercare fortuna oltralpe erano gli italiani. Il presidio organizzato domenica si è tramutato in un corteo che, sfilando per il centro della cittadina, ha cercato di far emergere la questione. Nell’affollato pomeriggio domenicale, la polizia ha mantenuto un profilo molto discreto.

Punti di vista

Diverse sono le versioni date alle cronache. Secondo le forze di polizia, il sistema è al collasso, perché oltre al controllo deve occuparsi dei respingimenti da parte francese. Solita la soluzione invocata: più polizia. I giornali intanto tuonano: pericolo per il turismo! Gli immigrati potrebbero attentare alla vocazione turistica della zona, magari commettere furti oppure tentare di rifugiarsi qua e là durante la notte prima di tentare il valico. Diversamente, c’è chi cerca a suo modo di dare una mano. Anche solo con il silenzio, che in tempi di delazione è già qualcosa. E poi ospitando, dando indicazioni o accompagnando lungo i sentieri, fornendo il minimo indispensabile a chi si avventura di notte per passi alpini. Attenzione però: aiutare i “clandestini” a fare richiesta di asilo può essere il miglior modo per consegnarlo al ciclo dei carceri per immigrati, visto che la stragrande maggioranza delle richieste viene poi rifiutata.

Alternative

L’alternativa non è semplice, ma c’è chi cerca di aiutare al di là delle prescrizioni di legge, dando una mano a chi non si fida (giustamente) o non può accedere agli aiuti truffaldini che mantengono la facciata umanitaria dei governi europei, pienamente interessati ad aumentare la manovalanza irregolare proveniente dall’estero, ricattabile, silente e soprattutto economica.

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sotto trovate l’articolo precedente, sulla caduta dei due ragazzi inseguiti sul colle della scala:

cadono inseguiti dalla polizia sul Colle della Scala

 

 

migranti

migranti

Colle della scala migranti

cadono inseguiti dalla polizia sul Colle della Scala

Una notte qualsiasi al Colle della Scala…

Abbiamo ricevuto notizia di un inseguimento sul confine italo-francese. La notte di venerdì 18 agosto la polizia di frontiera nel tentativo di impedire il passaggio a due migranti ne ha provocato la fuga e la caduta da una falesia, con un volo di quaranta metri.  Gli agenti scesi di corsa dall’auto d’ordinanza hanno inseguito i ragazzi nel buio. Entrambi sono finiti in ospedale, uno a Briançon e l’altro, in gravi condizioni, a Grénoble.

Frontiere, controlli, collegamenti

Sono parecchi mesi che la Francia vigila i confini, anche quelli minori e i sentieri. Decine di “sans-papiers” passano il Monginevro e il Colle della Scala cercando di raggiungere la Francia, Calais o altri paesi del nord Europa ma vengono rimpatriati o respinti verso l’Italia.  Da qualche settimana anche l’Italia ha piazzato i militari lungo il confine di Stato. Questo è lo specchio del tav: sì ai treni di lusso che collegano i centri economici, sì a nuovi rapidi trasporti transfrontalieri per le merci, ma polizia, filo spinato, carceri e rimpatri a chi non ha un pezzo di carta in mano.

Chez Marcel: la casa di accoglienza per migranti a Briançon

Intanto a Briançon da tempo è stata occupata una casa per l’accoglienza e l’accompagnamento dei migranti che quotidianamente seguono la via dell’esilio sulle nostre montagne. La casa si trova al 20 di via Puy St-Pierre: ha bisogno di sostegno e di una mano per completare i lavori di riabilitazione.

La situazione a Bardonecchia

La frontiera è ormai sigillata come già a Ventimiglia. Il commissariato di polizia locale invoca ulteriori rinforzi, mentre il tunnel del Frejus è presidiato dagli Alpini mitra in mano. I treni regionali da Torino sono battuti in cerca dei migranti che non cercano di passare da Como-Chiasso, dal Brennero o da Ventimiglia. Progressivamente tra deliri securitari e campagne elettorali, la situazione è destinata a peggiorare. Fosse anche solo per un briciolo di umanità, se ancora qualcuno ce ne ha,  è il caso di occuparsi del ritorno del filo spinato sulle nostre montagne, di cui non ci libereremo in fretta.

Gli altri articoli di radio no tav su frontiere e migranti sono qui

merci, frontiere, migranti: la solidarietà non è un crimine

In collegamento telefonico con noi una delle autrici del documentario “solidarity is not a crime” che narra della solidarietà che gli abitanti della Val Roya e di Ventimiglia portano ai migranti cui è impedito il passaggio della frontiera. Se da una parte la solidarietà è punita come fosse tratta di esseri umani, e gli enti che dovrebbero “aiutare” diventano estensione delle funzioni di polizia, dall’altra molte persone decidono ugualmente di dare un pasto caldo, accoglienza e una mano a varcare il confine.

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frontiere

Passano le merci e non le persone: approfondimento sulla chiusura delle frontiere

filo spinato, militari, controlli: i confini  tornano chiusi

In occasione della chiusura formale delle frontiere con la Francia per la sospensione del trattato di Schengen per il G7 di Taormina, facciamo un approfondimento sullo stato delle frontiere, in particolare quella di Ventimiglia, dove di fatto la libera circolazione è già impedita da due anni con al militarizzazione di città, paesi, strade e sentieri. Nell’immagine sopra, migranti italiani varcano per sentieri il confine francese, in una foto di Jack Le Cuziat, pubblicata dall'”Europeo” il 5-3-1963.

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l’articolo precedente sul tema:

riaperto il Moncenisio…ma non per tutti

e quello successivo:

la solidarietà non è un crimine

La storia di ieri, di oggi e di domani

Una intervista a Sandro Moiso che raffronta due eventi distanti tra loro, le elezioni francesi e la manifestazione No Tav del 6 maggio. Nella sua analisi, il capitale internazionale travalica le funzioni dello Stato nazionale, i suoi confini e i suoi governi scontrandosi con due forme di opposizione contrarie tra loro: il vecchio nazionalismo di ieri o il populismo di oggi (come quello della Le Pen), e dall’altra nuove aggregazioni di resistenza dal basso, come si è visto nella marcia del 6 maggio dove hanno sfilato uniti No Tav, No Tap, “terre dei fuochi” e terremotati in quello che Moiso chiama un “nuovo internazionalismo” non partitico ma tra persone che lottano

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riaperto il moncenisio…ma non per tutti

E’ di questi giorni la riapertura del passo del Moncenisio, liberata la strada dalle ultime nevi. Ma sorpresa: il trattato di Schengen è sospeso, c’è un controllo fisso della frontiera da parte delle forze dell’ordine e si passa solo mostrando il documento. Fatto non nuovo (pensiamo a Ventimiglia, al Brennero o ad altre frontiere europee), che ci riporta a vicende lontane, quando ad emigrare senza documento erano gli italiani. Promettendo di approfondire la questione delle frontiere prossimamente, leggiamo un documento storico del 1922, quando alcuni emigranti italiani trovarono la morte nel passare in Francia per le montagne, essendo stati respinti al Frejus.
Ringraziamo l’APE (Associazione Proletari Escursionisti, ape-milano.it) per aver rieditato in una antologia questi scritti

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Como antirazzista contro i fogli di via

Alla frontiera di Como-Chiasso sono stati emessi 16 fogli di via contro solidali con i migranti bloccati alla frontiera, gli attivisti hanno deciso di non rispettare le ordinanze.

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