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Fabiola in sciopero della fame

Fabiola (paga Monti) è in sciopero della fame da lunedì.

“Io Fabiola, detenuta nel carcere delle Vallette dal 31.12.2020, da oggi 17/5/21 comincio lo sciopero della fame poiché mi vengono negati i colloqui con qualsiasi altra persona che non sia mio padre e mi sono state tolte le videochiamate con il mio compagno per un problema di contratto telefonico e mai ripristinate a problema risolto. Essendomi negati i colloqui nonostante l’approvazione da parte del magistrato di sorveglianza Elena Massucco in data 28.4.21, ho deciso che da questa mattina non mangerò più fino a quando non mi sarà garantito il diritto alla mia affettività.”

Per scriverle:

Fabiola De Costanzo

Casa Circondariale Lorusso e Cutugno

Via Maria Adelaide Aglietta, 35, 10151 Torino TO

Solidarietà dai paesi baschi

L’organizzazione internazionalista e indipenendista Askapena solidarizza con il movimento No Tav e l’opposizione all’autoporto, perché la lotta ecologista e quella anticapitalista sono inseparabili. [comunicato del 25.4; segue traduzione nostra]

Il movimento NO TAV contro il macro-progetto dell’Alta Velocità che punta a collegare Lione e Torino nasce negli anni ’90 nella Val di Susa, nelle Alpi, nel nordest dell’Italia. Da allora è stato un movimento di resistenza molto diversificato e la sua principale forma di lotta è stata quella di occupare e difendere aree strategiche per i cantieri TAV creando aree note come “presidi”. Dopo un periodo di pacificazione negli ultimi anni, è ora in fase di rilancio il progetto “autoporto”, che si vuole realizzare nel comune di San Didero, un’infrastruttura strettamente legata al TAV, che si trova a pochi chilometri di distanza. Il cosiddetto “Autoporto” sarebbe un enorme poligono per il carico delle merci dai camion ai treni e viceversa, uno dei tanti nodi o punti di connessione indispensabili per le reti logistiche che supportano l’attuale economia globalizzata. Da dicembre 2020 esponenti del movimento NO TAV hanno organizzato una zona di resistenza contro l’autoporto di San Didero attraverso l’occupazione del terreno dove verranno eseguiti i lavori, e nelle ultime settimane due attivisti si sono stati incatenati a bidoni di cemento, tecnica che hanno appreso nei Paesi Baschi. Lo sgombero del presidio è iniziato il 12 aprile e più di 3.500 agenti di polizia hanno partecipato all’operazione. Sono stati stanziati 5 milioni di euro per la sicurezza dell’opera, oltre il 10% del progetto totale. Attualmente la polizia militarizza l’intera area, abbattendo alberi e recintando il nuovo cantiere. Oltre alla resistenza nelle terre occupate, grandi mobilitazioni si sono svolte in tutta la valle di Susa, compreso un campeggio di centinaia di persone. Sabato scorso è stata organizzata una manifestazione nazionale, che ha riunito persone da tutta Italia. Dopo la manifestazione ci sono stati dei disordini, e una donna che solidarizzava con i manifestanti, è stata colpita alla testa con una cartuccia di gas lacrimogeni CS. È in gravi condizioni in ospedale e rischia di perdere un occhio. Va chiarito che i proiettili al CS emettono fumi tossici che la Convenzione di Ginevra proibisce come armi chimiche; sono noti per essere stati utilizzati dagli Stati Uniti durante l’invasione del Vietnam. Tuttavia, tutta questa violenza usata dallo Stato non ha sorpreso nessuno. Il capitale ha bisogno della movimentazione geografica costante delle merci, ed è consapevole dei danni che possono causare i blocchi stradali, ferroviari, marittimi e aerei, come dimostrano le conseguenze e il clamore provocato da una singola nave nel Canale di Suez. Compagni e compagne della Valsusa hanno preso coscienza dell’importanza strategica di queste reti logistiche e stanno dimostrando che le lotte ecologiche e anticapitaliste sono inseparabili. Da Euskadi [terre basche] esprimiamo il nostro pieno sostegno e solidarietà ai compagni dei movimenti NO TAV e Presidio Ex-Autoporto San Didero che resistono giorno e notte. No ai treni ad alta velocità! Né qui né altrove!

Askapena

LA RIVENDICAZIONE DEI COMPAGNI/E SUL TETTO

I compagni sul tetto ci mandano questo messaggio:

📢 “CI SIAMO INCATENATI PER CONTINUARE LA BATTAGLIA CONTRO IL NUOVO CANTIERE. NON CE NE ANDREMO FINCHE NON VERRANNO INTERROTTI I LAVORI DI RECINZIONE E DI DISBOSCAMENTO DELL’AREA DEL FUTURO AUTOPORTO. PRETENDIAMO CHE SI SMETTA CON LA MILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO E CHE LO SI RESTUTUISCA AI SUOI ABITANTI” 📢

Siamo la natura che si ribella!

Basta cemento, basta militarizzazione.

No autoporto, NOTAV!

🔴 I COMPAGNI SUL TETTO SONO INCATENATI E LA POLIZIA IMPEDISCE I RIFORNIMENTI DI CIBO E ACQUA! 🔴

Dopo 7 giorni di resistenza sul tetto i compagni e le compagne sono rimaste senza cibo e acqua. Dopo che due compagne sono riuscite ad eludere le guardie e filo spinato, per dare un cambio e portare viveri, la polizia ha ormai circondato con torri faro l’ex autoporto e abbattuto gli alberi che potevano essere un rifugio sicuro per eventuali sortite notturne. Ora la situazione è critica.In segno di protesta, all’impossibilità di ricevere rifornimenti, due compagni si sono incatenati ad una struttura di ferro sul tetto da cui non è prevista la possibilità di liberarsi autonomamente.

Non lasciamoli soli!

Teniamo alta l’attenzione, APPUNTAMENTO alle 18 al piazzale dell’ACCIAIERIA di San Didero!

5 Ml di buchi: resistenti entrano nel nuovo cantiere

Comunicato dal presidio ex autoporto:

QUESTA NOTTE ALTRE DUE COMPAGNE HANNO RAGGIUNTO I RESISTENTI DEL PRESIDIO. 5 milioni di euro pubblici spesi per il fortino di San Didero evidentemente non bastano allo Stato per impedire ai notav di raggiungere i presidianti nella casina sul tetto! In questi giorni abbiamo assistito alla mobilitazione di 2000 forze dell’ordine e digos, al posizionamento di centinaia di jersey, di una decina di torri faro e di kilometri di filo spinato, alla chiusura dei passaggi per animali sotto l’autostrada con doppie reti elettrosaldate e ancora filo spinato, per una spesa totale che sarà di 5 milioni di euro. Lo Stato ha così trasformato la piana di San Didero, un luogo che negli ultimi mesi aveva ripreso a vivere, dopo anni di abbandono, come spazio collettivo e luogo di confronto, in un fortino militare che rimanda a scenari di guerra. Ciononostante, abbiamo deciso di non arrenderci alla loro prova di forza e di continuare a popolare il presidio assicurando così una presenza forte e costante sul tetto. Da diversi giorni, infatti, alcuni ed alcune notav, nonostante l’incredibile dispiegamento di forze dell’ordine, è riuscita a intrufolarsi sotto il loro naso e dare il cambio ai resistenti nella casina. Si scende e si sale, arrivano provviste, farmaci e acqua, forze nuove per tenere la posizione sul tetto dell’ex-autoporto. Truppe di occupazione violente, incapaci e ridicole. Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo! SIAMO LA NATURA CHE SI DIFENDE! Appuntamenti: oggi alle 13 inizio del campeggio e alle 18 assemblea aperta, nei prati dietro il cimitero di San Didero.

Da oggi tre giorni di accampamento di lotta:

TELT SI MUOVE..? ORGANIZZIAMOCI! VENERDÌ 19/3 ORE 18.00 ASSEMBLEA AL PRESIDIO EX-AUTOPORTO DI SAN DIDERO

Con grande divertimento ci siamo goduti/e l’esilarante quanto indecente spettacolino-marchetta che Telt ha realizzato per mostrare come avanzino bene i lavori di devastazione ambientale e sociale sui due fronti italiano e francese (che vi alleghiamo qui sotto).
Ci riserviamo il tempo di non commentare subito le imbarazzanti dichiarazioni sul green deal dell’alta velocità, o sul presunto grande rilancio economico previsto per il 2021, piuttosto che quelle
ancora più ridicole sui sondaggi che dimostrerebbero la crescita del fronte favorevole al Tav (ma a voi vi ha chiamati/e qualcuno? A noi in valle nessuno, mah…).
Ciò che invece ci preme commentare è quanto abbiamo ascoltato da un mario virano sempre più piccolo, meschino e appollaiato sulla sua sedia, circa l’ipotetico inizio dei lavori di spostamento
dell’autoporto di Susa a San Didero.
Il poveretto afferma (al minuto 5.00) che nel giro di qualche
settimana, “due mesi, diciamo”, saranno pronti ad avviare anche questo fronte di cantiere.
Ci fa sorridere sapere che, prevedibilmente, dai loro uffici i signori di Telt non hanno idea del fatto che su quel terreno da qualche mese c’è chi si sta prendendo cura del proprio territorio, sta ridando vita a una terra già troppo maltrattata e sta gettando i semi della resistenza No Tav anche sul fondovalle.
Aprano bene le orecchie dai loro scranni: la legittimità su quei 7 ettari – come di ogni centimetro quadrato di cui hanno abusato in questa valle – non è loro solo perché loro ne sono diventati o ne
diventeranno i proprietari. La legittimità su quella terra è di tutti fuorché di coloro che continueranno a sfruttarla e violentarla. La legittimità su quel terreno è nostra e dimostreremo loro quanto non siano i benvenuti neanche nella piana di San Didero.

🔴 Se i programmi di Telt sembrano dunque avvicinare sempre di più la data di inizio dei lavori per la realizzazione dell’autoporto e di conseguenza un attacco ai presidi di San Didero, invitiamo tutti e
tutte ad avviare un confronto su come difendersi dalla prossima mossa dei signori del Tav VENERDÌ 19/3 ORE 18.00, alla consueta assemblea settimanale del presidio “ex autoporto” (non temere i fermi di polizia, basta l’autocertificazione! All’interno del presidio saranno presenti tutti i dispositivi per tutelare se stessi/e e gli/le altri/e da eventuali contagi!) 🔴

Presidio ex-autoporto San Didero

“SITAF DEVASTA E INQUINA”

Apparsi decine di manifesti in tutta la Valsusa.

Seguono foto e testo

SIAMO LA SITAF, SOCIETA’ CHE DAGLI ANNI ’70 DEVASTA E INQUINA LA VAL DI SUSA.
PRIMA ABBIAMO COSTRUITO L’AUTOSTRADA, APPROFITTANDO DELLA PRIVATIZZAZIONE DELLA GESTIONE PER SPECULARE MEGLIO. POI ABBIAMO FORNITO AIUTO LOGISTICO A TELT PER IL CANTIERE TAV A CHIOMONTE.
NONOSTANTE I NOSTRI PROFITTI DI CENTINAIA DI MILIONI, VOGLIAMO SPECULARE ANCORA E INSIEME A TELT PROCEDEREMO ALLA CEMENTIFICAZIONE DI 70.000 METRI QUADRI PER LO SPOSTAMENTO DELL’AUTOPORTO DA SUSA A SAN DIDERO. INTANTO CONTINUIAMO A LAVORARE CON LA PROCURA DI TORINO PER REPRIMERE OGNI FORMA DI DISSENSO, COME GIA’ SUCCESSO NEL 2012, PER L’INIZIATIVA “OGGI PAGA MONTI” CON 18 ANNI COMPLESSIVI DI DETENZIONE PER UNA MANIFESTAZIONE!
LA VOSTRA VITA NON CI INTERESSA!
SEMPRE PRONTI A DEVASTARE LA VALSUSA, ECCO COME INVESTIAMO SU DI VOI.

Redazione radionotav al presidio

Redazione di Radio NOTAV al presidio di San Didero, tutti i giovedì dalle 13 alle 14,30.

Ci potete ascoltare sui 105,250 di Radio Blackout Torino, l’unica radio libera dell’etere torinese.

In streaming all’indirizzo http://stream.radioblackout.org

Passate a trovarci al presidio, quando trasmettiamo!

LEgna non cemento

Intorno all’ex autoporto di San Didero, presidiato 24 ore su 24 per impedire i nuovi lavori legati al TAV, vi sono ben 7 ha di terreni, boscati o rinselvatichiti.

Di questi una parte ancora conserva il suo valore ecologico e di servizio alla comunità locale, altra parte, deturpata dalle speculazioni industriali succedutesi negli anni, sta lentamente recuperando un suo equilibrio.

Vi sono gli argini di Dora (demaniali) e altre particelle private, dove molte famiglie raccolgono legna da riscaldamento, viene praticato il pascolo transumante, vi sono sentieri e una pista da mini motocross, il canale idroelettrico “NIE”, degli animali selvatici, un po’ di rifiuti e il presidio no tav, il quale anch’esso usa la legna per cucinare e scaldarsi.

Date le procedure abbastanza complicate, negli ultimi decenni il taglio del bosco nelle parti demaniali non è stato più praticato, ugualmente nel terreno di Telt, proprietaria attuale dei terreni, non è stato più fatto fieno, e i prati sono diventati boschetti di gaggìa.

Mentre i grandi gruppi industriali come Telt non faticano certo a prendere in concessione i terreni demaniali, a farsi finanziare dal denaro pubblico o ad espropriare i terreni altrui, chi vuole recuperare legna per il riscaldamento proprio non è per niente facilitato. Procedure lunghe e complicate, leggi forestali pensate sempre più per le aziende agricole forestali che non hanno interesse a piccole parcelle, destinazione dei boschi a fustaia con piante troppo grandi per una gestione familiare.

Oggigiorno non sono poche le difficoltà finanziarie di molti. Per scelta o per necessità tante persone utilizzano questa risorsa locale, economica, alla portata di tutti e poco inquinante, risorsa che oltretutto non genera guerre per il gas e il petrolio. Mentre l’accesso alla terra e al fuocatico dovrebbe essere un diritto inalienabile per tutti noi, la speculazione e la cementificazione di queste aree, comprese quelle demaniali e di esondo della Dora, sottrarrà irrevocabilmente queste terre alla loro funzione ecologica e sociale. Invece solo l’utilizzo accorto di questi terreni può migliorarne lo stato che la destinazione industriale ha pregiudicato nei decenni.

Una buona pratica di taglio e lo studio delle differenti aree permette di migliorar lo stato delle terre. Ci sono zone dove l’unica pratica possibile è favorire la ricrescita del manto boschivo, in altre si può procedere selettivamente combinando il taglio di legna da ardere con il miglioramento ecologico dei fondi. Di certo quello che non abbiamo bisogno è altro cemento e asfalto o imponenti opere di scavo.