Un altro appuntamento per l’11 aprile

Un altro appuntamento per l’11 aprile 2012

A Pistoia: GIORNATA NAZIONALE DI LOTTA IN SOSTEGNO AL MOVIMENTO NO TAV DELLA VAL DI SUSA. ore 10.00 PRESIDIO di fronte alla prefettura (P.zza Duomo)ore 16.00 PRESIDIO sul Globo (P.zza Gavinana) >> Mostra fotografica >> punto informativo >> collegamento in streaming (diretta) con radio BlackOut (TO) e con la Valle di Susa ore 17.30 Lezione del Prof. Claudio CANCELLI (docente in pensione di ingegneria ambientale al Politecnico di Torino) Coordinamento pistoiese NO TAV

Live From The Field

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=KVl3SJDXteI

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“Voglio innamorarmi di te ogni notte e dimenticarti ogni mattina, voglio morire in te e rinascere fuori da te, voglio stare via un mese e non chiamarti mai, voglio stare via un mese e scriverti soltanto. Voglio amarti e non aver bisogno di te, voglio amarti e non voglio averti, voglio amarti e non voglio appartenerti.” RICCARDO LESTINI

P Rispetta l’ambiente: se non ti è necessario, non stampare questa mail.

No discariche (Lazio) e No inceneritore (Albano)

Nella puntata della rubrica “La terra trama..” di giovedì 9 febbraio 2012, abbiamo iniziato ad affrontare la questione delle discariche di Roma (Malagrotta, Quadro Alto nel comune di Riano, Pizzo del Prete a Fiumicino e Corcolle-San Vittorino) e di Albano (Castelli romani), e abbiamo fatto un rapido excursus dei movimenti popolari, comitati, collettivi, etc. che già da diversi anni, con modalità, relazioni e background anche molto diversi tra loro, lottano contro queste nocività.

Quella di Malagrotta è la discarica storica di Roma: in funzione da 35 anni, viene chiamato l’Ottavo Colle dai romani, che hanno visto col passare del tempo salire ormai fino al 46esimo metro di altezza la montagna dei rifiuti da quella che prima era un’enorme buca. La discarica doveva chiudere nel 2007 ma la chiusura è stata prorogata di 6 mesi in 6 mesi, anche per smarcare le normative europee sulla quantità di tal quale (rifiuti indifferenziati) che puo’ andare a finire in discarica, che a Malagrotta è quasi 80% del totale; stiamo parlando di 4500 tonnellate di immondizia che si riversano qui ogni giorno da tutta Roma.

Il 18 gennaio di quest’anno è stato approvato da Renata Polverini, la governatrice del Lazio, un nuovo piano regionale per i rifiuti, subito ribattezzato piano tumori, dal momento che esso mantiene ancora il vecchio ciclo dei rifiuti, quindi si parla di ricorso a discariche, inceneritori e impianti di TMB (impianti che selezionano i rifiuti ricavandone CDR ossia combustibile da rifiuto da avviare agli inceneritori) . Sulla carta, però, si prevede che la quantità di rifiuti differenziati raggiunga nel 2012 il 65% del totale, che è un obiettivo ovviamente del tutto irrealistico se teniamo presente che il dato attuale su Roma si attesta al di sotto del 20% e considerando l’assoluta mancanza di pianificazione, di strutture e di mezzi, nonché di investimenti per raggiungere tale obiettivo. Per non parlare della volontà politica, che continua ad essere in difesa dei privilegi e degli interessi privati delle lobby delle discariche e degli inceneritori (per il Lazio, il monopolio quasi assoluto ce l’ha Manlio Cerroni, “il re della monnezza”), a discapito della salute delle persone, degli animali e dell’ambiente.

A quanto pare, quindi, Malagrotta chiuderà, e saranno aperte due discariche “provvisorie” per tre anni: una a Quadro Alto, nel comune di Riano (si tratta di una cava di tufo già esistente che si trova sopra la falda acquifera e distante da essa meno di 10 metri –di terreno di argilla, quindi materiale poroso-, per cui l’acqua deve essere continuamente drenata per impedire l’allagamento della cava stessa) e l’altra a San Vittorino-Corcolle, nell’VIII municipio di Roma (a 700 metri dal confine della Villa di Adriano, sulla necropoli arcaica della antica città di “Pedum”, a trecento metri dalle case della borgata Capannelle ed a mille dal Villaggio Adriano).

Nel frattempo sarà approntata la nuova discarica definitiva a Pizzo del Prete, a Fiumicino, dove ben presto si è costituito un comitato contro la discarica che non accetta il principio del NIMBY e si pone nell’ottica di un percorso “Rifiuti Zero” che preveda riduzione, riutilizzo e riciclo, perché:”La soluzione al disastro di Roma non è scavare altre buche. San Vittorino e Quadro Alto saranno probabilmente le discariche definitive, anche perché nel sito di Riano si farà un impianto di trattamento da 25 milioni di euro, che difficilmente verrà abbandonato. (…) Il comitato è a favore di una gestione moderna ed efficace dei rifiuti che contempli la raccolta differenziata porta a porta; il riuso e la riduzione dei materiali superflui e il trattamento a freddo degli scarti residui: tutte alternative che permettono un risparmio energetico e che rappresentano l’unica reale valorizzazione dei prodotti di scarto. Il comitato è invece contro ogni tipo di trattamento a caldo dei rifiuti, che sia termodistruzione, incenerimento, gassificazione o pirolizzazione. Questo perché ogni vetusta tecnologia a caldo oltre ad aumentare in ogni caso la concentrazione di gas serra in atmosfera, emette sostanze inquinanti e nano-polveri, continua a promuovere un sistema di sviluppo e di produzione nel quale lo spreco dei materiali ed il non-riutilizzo è favorito nell’interesse solo di chi trae profitto dalla produzione e dallo smaltimento.”

Abbiamo sentito poi un compagno del Coordinamento No INC di Albano, che ci ha parlato della storia del loro coordinamento, del blocco dell’inceneritore che si voleva realizzare in quell’area, di come si stia mostruosamente ingrandendo la discarica di Roncigliano, attiva ormai da vent’anni, e delle loro ultime iniziative contro la discarica.

Presto riusciremo a caricare i podcast delle trasmissioni precedenti e potrete così ascoltare, tra le altre cose, questa interessante corrispondenza. Intanto, vi rimandiamo, come sempre, per approfondimento ai siti presenti a piè di pagina (sono, necessariamente, solo una parte dei siti dei comitati contro le discariche del Lazio) e ad una inchiesta di “Presa diretta”: per una volta anche il medium mainstream fa le cose per bene..

A giovedì prossimo!

– http://www.noinceneritorealbano.it/ – http://nuke.sosdiscaricariano.it/ – http://www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it/ – http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-4370e43c-2c86-4df0-8297-fd98cc016920.html

No MUOS

No MUOS

Nella seconda puntata de “La terra trama..” abbiamo iniziato a conoscere un movimento che è attivo da quasi tre anni in Sicilia, parliamo del No MUOS. MUOS sta per Mobile User Objective System (Sistema Oggetto ad Utente Mobile): si tratta in pratica di tre trasmettitori parabolici di 18,4 metri di diametro e due torri radio di 149 metri d’altezza, un mega installazione che il ministero della difesa degli Stati Uniti vorrebbe impiantare a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, precisamente nel bel mezzo della Riserva Naturale Orientata Sughereta.

Il MUOS è uno dei quattro terminali terrestri (gli altri tre sono a Kojarena Geraldton –Australia- e nelle basi di Norfolk –Virginia- e Wahiawa –Hawaii-) che, insieme a cinque satelliti di ultima generazione, creeranno un network utile alle comunicazioni satellitari per le operazioni militari via aria, terra e mare degli Stati Uniti.

Inizialmente il MUOS doveva essere installato nella base militare di Sigonella, ma successivamente è stata scelta Niscemi perché uno studio sulle onde elettromagnetiche emesse dalle antenne ha rilevato che esse “potevano causare la detonazione dei sistemi d’arma e creare gravi pericoli al traffico aereo dello scalo militare siciliano”.

Oltre all’ennesimo stupro a scopi militari del territorio siciliano, quindi, gravissimi sono i rischi per la salute della popolazione e per l’ambiente, come si legge anche nell’ultimo studio condotto dal Politecnico di Torino che parla di “effetti acuti, legati a esposizioni brevi, a campi di elevata intensità; e di effetti dovuti a esposizioni prolungate a campi di intensità inferiore.(…) Ciò può provocare danni gravi e permanenti alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km., e ciò significa che l’eventualità di una esposizione diretta al fascio riguarda l’intera popolazione di Niscemi e va considerata come il peggiore incidente possibile”, a cui bisogna anche aggiungere il fatto che gli abitanti di Niscemi sono già da molti anni investiti dalle emissioni prodotte da una base di telecomunicazioni per le operazioni dei sottomarini nucleari, emissioni su cui gli studiosi del Politecnico chiedono un’analisi più approfondita al fine di pianificarne una rapida riduzione.

La protesta del movimento no MUOS nasce e si sviluppa a partire dal febbraio del 2009 per essere continua ed organizzata, con la volontà di coinvolgere tutt@ coloro che vogliano opporsi a questo tipo di installazioni e, più in generale, chiunque lotti contro le basi militari e le guerre. Ad oggi, nel sito è stato realizzato il gigantesco basamento di cemento per l’installazione delle antenne (ad opera, peraltro, di una ditta, la Calcestruzzi Piazza, associata al boss mafioso niscemese Giancarlo Giugno, azienda che ha già guadagnato una buona parte dei 2,7 milioni di euro spesi per la realizzazione dei lavori preliminari alla realizzazione dell’opera) e continuano sia le proteste dal basso per il blocco dei lavori che proteste più istituzionali, come quella del sindaco di Niscemi, a cui il Consiglio di Giustizia Amministrativo ha respinto il ricorso, inducendolo a dichiarare di voler ricorrere alla Corte di giustizia europea nel caso in cui venisse bocciato anche il suo ricorso presso il TAR.

Il MUOS è un’opera fortemente voluta dal governo statunitense, su cui erano stati presi precisi accordi con l’allora ministro della difesa italiano Ignazio La Russa; leggiamo infatti da cablogrammi di Wikileaks che gli statunitensi affermavano che “l’Italia è il nostro più importante alleato in Europa per proiettare la potenza militare nel Mediterraneo, in Nord Africa e in Medio oriente (…) A breve termine, possiamo richiedere l’aiuto di La Russa su una serie di problemi relativi alle basi militari e per l’approvazione della costruzione del nuovo sistema di comunicazione globale satellitare Mobile User Objective System (MUOS) della marina militare USA all’interno del Navy Radio Transmitter Facility di Niscemi, in Sicilia. In passato La Russa ha fatto, su nostra richiesta, utili dichiarazioni pubbliche sulla questione MUOS. Un tuo (si parla del segretario della difesa statunitense Robert Gates, che doveva appunto incontrare La Russa, nda) segnale di apprezzamento per il suo sostegno su questo punto aiuterebbe a focalizzare la sua attenzione sulle arcane questioni tecniche e legali che ruotano attorno alla nostra presenza miliare in Italia. La Russa si è detto disponibile, ma ascoltare da te che il MUOS è una priorità USA lo spronerà a spendere il consistente capitale politico nella sua regione d’origine e assicurare che il progetto vada avanti”, e che sembra quindi far parte di tutta quella serie di accordi stipulati tra Italia e USA in base a cui si svendono i nostri territori a favore di vere e proprie occupazioni militari in cambio magari di qualche facilitazione per i grandi gruppi economici, quelli che governano in realtà l’Italia; come nel caso dell’ENI, che è stata recentemente “esonerata” dall’embargo nei confronti del petrolio iraniano recentemente deciso dagli Usa e supinamente sottoscritto dall’UE , e che potrà quindi tranquillamente continuare a guadagnare indisturbata mentre sembrano delinearsi sempre di più alleanze e scenari bellici in area persiana.

Ci associamo quindi ben volentieri al No MUOS al grido di:”No al MUOS, no alla guerra, via gli americani dalla nostra terra!”

www.nomuosniscemi.itwww.sicilialibertaria.it – antoniomazzeoblog.blogspot.com – http://inchieste.repubblica.it/it/espresso/2011/10/31/news/un_azienda_in_odore_di_cosa_nostra_nel_cantiere_dell_antenna_americana-24201930/

senti la lotta