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Zad, resistenza e tentennamenti del governo

La commissione tecnica non sa dire se il nuovo aeroporto va fatto o no, ma la zad va sgomberata. Qui cominciano i problemi del governo

Oggi 13 dicembre la “commissione di mediazione” ha consegnato al governo il risultato degli studi sull’ampliamento del vecchio aeroporto di Loire-Atlantique o la costruzione del nuovo a Notre Dame des Landes. I tecnici non si sbilanciano: “non c’è una soluzione perfetta”, il che lascia ben chiaro che fare un nuovo aeroporto non sarebbe un’idea geniale. Tra l’altro, sono ancora in corso alcune battaglie legali presso il Consiglio di Stato, il che aveva fatto sospendere ogni iniziativa al precedente governo Hollande.
Ma quello che dicono i “mediatori”, propensi al “no” secondo un po’ tutti, è che la legalità va ristabilita, cioè, la Zad va sgomberata. Mentre il fascicolo è scomparso dai media, sono le forze di polizia che si fanno avanti. Ancora aleggia il “problema” di Remi Fraisse, morto per una granata lanciata dalla polizia durante lo sgombero della Zad di Sivens. Si preannuncia uno sgombero violento, con la possibilità di “due o tre morti”, secondo le stesse fonti di polizia.

Mettono le mani avanti, per togliersene la responsabilità? O come a Genova nel 2001, per poi avere carta bianca dal governo?

Intanto Macron prende ancora tempo e dichiara che la decisione sul nuovo aeroporto sarà presa a Gennaio. Lo sgombero sarà prima, nel fango dell’inverno? Oppure sarà dopo (come si presume, dato che le operazioni dovrebbero durare almeno due settimane)?
Intanto, la zad si prepara alla resistenza: per ora l’invito è a convergere sulla zona fra un mese, dopo il periodo natalizio.
www.zad.nadir.org

mediazione zad

Zad: mediazione tecnica, il governo decide se fare o no l’aeroporto

Il 13 dicembre la commissione tecnica di “mediazione” depositerà in ministero le proprie valutazioni

Il governo Macron si era dato 6 mesi per decidere se il nuovo aeroporto si farà oppure no. Come per le altre infrastrutture statali l’esecutivo sta rivalutando tutti gli investimenti. La commissione di mediazione, secondo il ministro per la “transizione ecologica” Hulot (storicamente contrario all’opera) presenterà a giorni il proprio dossier. Sarà poi il governo a decidere

Cosa succederà alla Zad?

Depositato il dossier la decisione dell’esecutivo sarà immediata e “tranchant”. Ma che il nuovo aeroporto si faccia o meno, potrebbe non cambiare di molto la posizione del governo contro gli zadisti (contadini, squatter e ambientalisti, tutti occupanti): la zad andrebbe comunque sgomberata.

Nuove composizioni e alleanze?

Se il progetto di aeroporto verrà cancellato, presumibilmente una parte di chi si oppone all’opera sarà soddisfatto e abbandonerà il campo di lotta. Non così gli zadisti e i contadini, che potrebbero trovare nuovi alleati. Sarà infatti da vedere la redistribuzione delle terre, ora suddivise in particelle relativamente piccole tra molti agricoltori. La fine del progetto invece coinciderebbe con un accorpamento in favore delle grosse aziende, il che aprirebbe un altro capitolo di lotta sul futuro delle terre.
La decisione di costruire l’aeroporto confermerebbe invece l’opposizione, anzi vedrebbe avvicinarsi ancor più i lavoratori del vecchio aeroporto che non vogliono il trasferimento.

appelli e appuntamenti

La consegna per ora è quella di trovarsi, il giorno della decisione, sotto prefetture, comuni e altri luoghi. La rete di solidarietà, composta da comitati locali in tutta Francia, si prepara alla mobilitazione. In attesa di altre comunicazioni, resta l’appello a concentrarsi sul territorio della zad un mese dopo la decisione governativa. Ma i tempi potrebbero essere più rapidi.

In attesa di sviluppi, ascolta il contributo

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scarica a breve l’esito della mediazione

Tutti gli articoli sulla zad, aggiornamenti e approfondimenti per conoscerne l’esperienza, li trovate qui: zad

Solidarietà dal basso verso i migranti in Valsusa – Radioblackout

Rilanciamo le interviste fatte da Radioblackout a Luchino, nostro redattore, e a Davide

“Essendo sempre più difficile passare in Francia da Ventimiglia, da mesi è aumentato il numero dei migranti che tentano di attraversare il confine italo francese passando dalla Val Susa. Con l’aumento del freddo il viaggio è sempre più precario e pericoloso, perciò alcuni compagni in Alta Val Susa si stanno organizzando per offrire loro assistenza e solidarietà.
Nel frattempo la direzione di Trenitalia col solito cinismo aziendale per alcuni giorni ha fatto chiudere le sale d’aspetto delle stazioni di Oulx e Bardonecchia, per evitare assembramenti, prima che la Prefettura ordinasse di fare marcia indietro.”

Ascolta i contributi direttamente da Radio Blackout

altre notizie nella sezione frontiere

migranti

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podcast radio no tav

le notizie della settimana: podcast dell’ultima trasmissione

il podcast di giovedì 30 novembre

Questa settimana abbiamo parlato di:
arrivati a uno dei condannati i domiciliari per scontare il residuo pena del processo compressore. Diverse le novità: l’applicazione della pena è piuttosto restrittiva, soprattutto per il divieto di incontro e l’orario per la spesa molto ridotto. Inoltre si teme non verranno accettate le richieste di lavoro.

Eddi, no tav del centro sociale Askatasuna si è unita alle Ypj, unità di autodifesa delle donne, che combattono in Rojava (Kurdistan siriano). Solito articolo denigratorio sulla busiarda. A noi bastano le sue parole: “Ovunque siamo, la nostra forza sta nell’organizzare la nostra rabbia, la nostra voglia di riscatto, cambiamento e uguaglianza. Ovunque c’è violenza c’è un modo per difendersi, insieme”. Ma quale seconda vita!

Un collegamento con la compagna di Silvano, No tav che sconta 4 mesi di definitivo per essere stato trovato con un carico di maschere antigas destinate al movimento. Racconto della situazione e diverse iniziative in programma.

Chiesta la deroga per l’emissione di rumore nel cantiere di Chiomonte. Venaus scarl ha chiesto la deroga al comune, negata, rivolgendosi a quello di gravere che l’ha accettata d’accordo con Arpa. Proprio il ruolo dell’ente regionale è sotto accusa. Sopravvalutato e considerato “super partes”, è stato verificato da alcuni consiglieri comunali che
silvano i tecnici che dovevano monitorare i decibel non erano presenti negli orari e nei luoghi previsti. Quale allora l’attendibilità delle misurazioni?

in coda iniziative e appuntamenti.

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A giovedì prossimo con trasmissione, podcast e aggiornamenti sul sito
Ciao! Redazione@radionotav.info

definitivi

Arrivano i definitivi per il compressoricidio: ecco le novità

Notificati i domiciliari al primo dei quattro ragazzi condannati per il compressoricidio. I magistrati si sbizzarriscono con le restrizioni

Sono stati notificati oggi i sei mesi definitivi di pena residua per l’uccisione del compressore quella notte del 13 maggio 2013. La pena era attesa ormai da tempo ma interessante sapere come il magistrato di sorveglianza ha voluto condire il benservito. Primo, una sola ora di permesso giornaliero per le incombenze quotidiane, al posto delle usuali due. Secondo, restrizioni di incontro limitate solo ai familiari e ai coinquilini. Cosa faranno gli uffici del tribunale di fronte alle richieste lavorative? Impediranno come si teme al recluso di poter lavorare? Ricordiamo ai gentili signori togati che al giorno d’oggi pochi sono quelli che hanno un lavoro che ricade nelle loro belle tabelle. Poche le assunzioni a tempo determinato o indeterminato. Molti i contratti atipici, con turni “flessibili” (come gentilmente chiamano il lavoro che c’è quando c’è), e nel caso in questione (fattorino) localizzabile sì, ma sempre in movimento. Allora o questo “non è un vero lavoro”, e allora che cambino le situazioni contrattuali di migliaia di persone, oppure lo è i magistrati non si attacchino ai cavilli.

La verità? Come sempre, se non hai una famiglia alle spalle, una rete di solidarietà, dei risparmi, insomma se sei povero, vai in galera. Se no stai ai domiciliari, dimostrando la tua gratitudine con ossequio. Ossia, dimentica amici, compagni, frequentazioni abituali, luoghi di ritrovo: il tuo corpo non sarà in galera, ma lo deve essere il tuo cuore.
Abbiamo parlato del caso e delle tendenze generali nell’intervento qui di seguito, con un’altra persona che si trova a scontare dei definitivi. Mentre “aspettiamo” anche quelli per il “processone”, ricordiamo che al momento anche Silvano sta scontando quattro mesi definitivi perché trovato con delle maschere antigas destinate al movimento.

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ascolta anche:
13 maggio 2013: la vera verità sull’attacco al cantiere

funerali di Stato in Valsusa

funerali di Stato in Valsusa

frontiera del brennero

Salvo il bambino nascosto sotto il treno. Un approfondimento dal Brennero.

E’ salvo il bambino che è stato trovato in ipotermia nascosto sotto il pianale di un merci alla frontiera del Brennero

Sta bene ed una famiglia si è resa disponibile ad accoglierlo. Ma i casi sfortunati sono numerosi, tre solo negli ultimi tempi, spesso travolti dai treni. Sui giornali poche righe: sono dedicate normalmente ad elencare ritardi e perdite economiche provocate.
Alla frontiera del Brennero, sarà che il luogo ritorno nella storia, il controllo del confine ricorda epoche buie. C’è molta violenza nei controlli sui treni, sia del biglietto che dei documenti, oltre a un clima spesso ostile: sono tanti a voler cavalcare l’onda della “emergenza immigrati”.
C’è anche spazio per la solidarietà e l’accoglienza, ma il tema fondamentale (perché c’è una frontiera invalicabile per alcuni?) sembra rimanere ineluso. Solo dell’anno scorso la propaganda in vista delle elezioni austriache sbandierava una chiusura militare del confine con muro e militari posti a sorveglianza. Ora, semplicemente, la polizia austriaca può operare al di qua della frontiera per controllare i mezzi in transito prima del confine, anche a parecchia distanza dal confine di Stato. La situazione, qui da noi a Bardonecchia, sembra leggermente differente come differente è il territorio, ma la tendenza è al peggioramento. Molte le cose da capire e il lavoro da fare: intanto nelle stazioni e sui treni la situazione si approssima sempre più a quella di Ventimiglia, Como-Chiasso e Brennero.

Cause profonde

Cosa fare e come porsi riguardo la questione non è semplice, oltre l’immediata solidarietà che si può prestare a chi vuole varcare le Alpi. Persone descritte come disperati o sprovveduti, ma che spesso non sono appena arrivate, hanno maturato bene la decisione e sanno cosa vogliono fare. E magari hanno anche qualche pezzo di carta in mano, come una richiesta come rifugiato. Soprattutto, dopo essere passati dalle carceri libiche, dalla tratta e dall’attraversamento del mare, dal sistema di contenimento e dal razzismo europeo, non stupisce che vogliano fare di testa loro. Difficile intercettarne le ragioni, lo scambio di informazioni (sembra che le cosiddette “rotte” si diffondano molto per etnia di appartenenza) ed anche la fiducia. Cosa resta da fare a noi? Dovremmo pensare anche al nostro sistema, quello che genera il problema al di qua e al di là del mediterraneo, agli effetti della politica di sfruttamento a cominciare dalle risorse petrolifere e dalle guerre che si porta dietro (o davanti). Dovremmo pensare al sistema dell’accoglienza, del respingimento e dell’espulsione, oltre che ad “aiutare” quando tutto ciò li spinge a rischiare la vita su un confine militarizzato. Muri, filo spinato, controlli razziali, schiavismo, propaganda, non solo neofascista. Cose che non vorremmo mai più vedere.
Per dare voce a tutto ciò, l’invito è una iniziativa nazionale il 12 dicembre, con presenza in ogni territorio: prossimamente verrà diffuso l’invito.

Nel frattempo, ecco la chiacchierata che abbiamo fatto in collegamento con il Trentino

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tecnotavtour

TecNoTavTour: le prossime quattro date

Nelle prossime settimane sono previsti quattro incontri per approfondire l’impatto della variante di progetto sul territorio:

30 Novembre Mompantero, promuove il Comitato Susa-Mompantero
5 Dicembre Villardora, promuovono Laboratorio Civico e Comitato Valmessa
12 Dicembre Bardonecchia, promuove Pro Natura alta valle
19 Dicembre Gravere, promuove la minoranza consigliare.

Ascolta Elena che presenta le date e descrive il lavoro svolto

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nitel control room no tav

“sicurezza” in cantiere: studi civili al servizio dei militari. Cos’è il Nitel?

Come abbiamo più volte ricordato, dove e come si devono fare i cantieri per la Torino Lyon non lo decidono gli ingegneri. É nelle stanze dei ministeri che si fanno queste scelte.

Ma non quello delle Infrastrutture: in quello dell’Interno. La gestione militare è quella che primeggia. Ne abbiamo ulteriore conferma in un documento stilato dal Nitel, il consorzio nazionale interuniversitario di studi per logistica e trasporti, che conferma anche la connessione che c’è tra il lavoro delle università e quello militare. Nel documento si studia come difendere un cantiere dall’opposizione popolare che lo avversa. E’ la polizia a richiedere di analizzare le ipotesi di variante in base alle proprie esigenze.

cosa dice lo studio interuniversitario del Nitel

Lo studio è datato 2016, e prende in esame diverse ipotesi di scavo del tunnel di base: scavo da Susa e scavo da Chiomonte con lavorazione del materiale a Susa, a Chiomonte e a Salbertrand. Consigliato è quest’ultimo, esattamente come poi è stato richiesto in variante di progetto. Vediamo perché.

sensibilità e impatto

Innanzitutto lo studio differenzia tra sensibilità e impatto. La sensibilità misura quanto un sito possa essere oggetto di azioni dolose per parte degli oppositori. L’impatto misura le potenziali conseguenze di tali azioni, valutato su quattro aspetti: sulla popolazione, sulle maestranze, sulla continuità operativa e sulle perdite economiche.
L’opzione di scavo da Chiomonte con lavorazione e carico a Salbertrand è considerata la migliore rispetto a una serie di valutazioni di opportunità, con un vantaggio ipotizzato del 5% rispetto le altre. Attenzione però: non si tratta di vantaggio economico. I costi aggiuntivi sono comunque prelevati dai fondi Cipe e, quindi, da una diversa ripartizione dei soldi tra realizzazione dell’opera e le cosiddette “compensazioni”. Ovvero i costi aggiuntivi saranno tolti dai fondi compensativi.
I vantaggi, a detta loro, riguarderebbero un ambiente meno ostile rispetto la popolazione e un minor impatto dei cantieri sul territorio. Lo svantaggio però non è da poco, perché obbliga i devastatori a installare più cantieri contemporanei, oltre a quelli comunque inevitabili della bassa valle. Questo fattore, direttamente legato al controllo e alla difesa dei siti, è quello maggiormente considerato. Comunque, si parla di non prima del 2019 come termine dell’allestimento del cantiere di scavo da Chiomonte e di tre anni dopo l’apertura a San Giuliano di Susa.

Susa o Chiomonte?

Riunire i cantieri a Susa come previsto inizialmente dal progetto definitivo -e quindi doverne difendere uno solo- per loro sarebbe l’opzione migliore (+8%), non fosse per la necessità di un nastro trasportatore fino alla zona di Traduerivi-Coldimosso considerato molto vulnerabile e appetibile dal Movimento come possibile oggetto di sabotaggi. Ricordiamo che fu per bocca di Gemma Amprino, sindaca di Susa, che venne chiesto al Cipe di valutare altra collocazione per il cantiere di base, cosa che venne recepita con la delibera 235. La variante di progetto è la risposta a questa richiesta ma ricordiamo: non è ancora stata approvata, quindi gli scenari possono ancora cambiare. Nello studio del Nitec vi erano originariamente 12 ipotesi, ma ne sono state pubblicate solo 4.

La trappola della Clarea

Riguardo l’apertura a Susa, che verrebbe così posticipata a tre anni dopo l’inizio dello scavo, Nitel parla chiaro: il movimento sembra passare una fase di minore forza, e andarlo a sobillare con un cantiere sotto il naso non è il caso. Meglio cercare una soluzione stile Clarea, appartata e difendibile, lontana dagli occhi dei più. Lì si può continuare a tenere in scacco il Movimento controllando la sua azione, sia militarmente che mediaticamente. Non manca, ovviamente, la distinzione tra il movimento popolare ben radicato nella popolazione e le frange che utilizzerebbero il movimento a propri fini, anche distanti dalle rivendicazioni del movimento stesso.
Riguardo Salbertrand invece, si dichiara che è l’amministrazione a proporsi volontariamente quale candidata ad accogliere un cantiere per la lavorazione dei conci. Continua a leggere

Camminata NOTav rivalta

Incontro a Rivalta e iniziativa di Salbertrand

Due brevi resoconti sulle due ultime iniziative di movimento

Martedì 14 a Rivalta si è svolto un incontro promosso dall’opposizione con la commissione trasporti del comune. Presenti anche i tecnici dell’Unione Montana a perorare la causa No Tav. Dall’altra, viste forse le magre figure collezionate dalle altre  amministrazioni, presente Foietta con uno show pubblicitario sull’opera e sulle opere compensative, come la linea metropolitana 5.

A seguire, altre considerazioni riguardo i progetti nell’area di Salbertrand, dove si è svolta domenica un’iniziativa del Movimento. L’area, molto più accessibile del cantiere Clarea, porrà loro il problema della difesa militare del cantiere, che sarà il cantiere centrale dell’opera per il futuro.

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scarica Oulx e Meana

frontiera migranti al colle della scala

Verso una rete di solidarietà a cavallo della frontiera

Da mesi ormai la frontiera nei dintorni di Bardonecchia è tornata ad essere un punto di passaggio sensibile per chi vuole recarsi in Francia.

Dopo la chiusura ermetica delle montagne della Roia intorno a Ventimiglia, sono sempre più le persone che scelgono la Val Susa, attraverso il Colle della Scala, come percorso per tentare la fortuna oltralpe. I passi non agevoli e il “generale inverno” non facilitano il passaggio. Aumentano continuamente i casi di infortunio o grave rischio nella traversata. Le forze di polizia e i militari francesi, in collaborazione con quelli italiani, respingono decine di ragazzi al giorno, riportandoli al punto di partenza. Finora, visto che a Ventimiglia le persone trovate a varcare la frontiera vengono portate molto lontano, al sud. Oppure sono inserite nel percorso dell’espulsione, nei carceri amministrativi per migranti. Anche al Brennero si pone la questione, con casi di congelamento o di morte, travolti dai treni merci.

Quella che potrebbe essere una semplice passeggiata, o un tragitto via treno, diventa un rischio pari a quello dell’attraversamento del mare o del deserto.

Tutto perché qualcuno ha deciso di tracciare una frontiera invisibile su una cartina geografica. Perché sulle migrazioni si fanno i giochi elettorali, perché sulle terre d’oltre mare, come in Libia, i governi occidentali continuano a guerreggiare per spartirsi il petrolio. La contropartita allo sfruttamento dei giacimenti è il finanziamento delle fazioni con le quali i nostri governi fanno affari, chiamandoli “governi legittimi”. Tutto questo torna a noi, in piccole o grandi vicende che hanno la loro radici in dinamiche globali ed epocali, come lo sono i cosiddetti “flussi migratori.”

Senti cosa succede a Bardonecchia e in valle, dove si cerca di affrontare la questione e capire cosa fare:

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qui potete leggere di un caso precedente, non il solo, sul ritorno di polizia ed esercito sulla frontiera e sul pericolo che genera.

cadono inseguiti dalla polizia sul Colle della Scala

senti la lotta