Archivi tag: riqualificazione

il territorio è di chi lo vive

L’appropriazione del territorio, la sua trasfigurazione ad opera di investimenti economici coinvolge i quartieri, le città e i paesi, non importa si parli di nuove infrastrutture o di immobili “di pregio”. Tutto ciò che circonda l’investimento in nuove cubature di cemento viene trasformato: nell’uso, nel costo, nel suo controllo. Ad uno svincolo autostradale, un aeroporto o una stazione dell’alta velocità si associano nuove figure, non certo coloro che ci vivevano ma nuove figure imprenditoriali, di servizi o di turismo. Così le vecchie fasce di popolazione vengono espulse e nuovi attori si insediano su aree che cambiano il loro destino. Che sia la stazione internazionale di Susa o, come nella vicenda che riportiamo, di un nuovo edificio direzionale poco cambia. A partire da una cena in strada, perché lo spazio urbano non diventi prerogativa di ristorantini e bar di lusso sorvegliati da qualche guardia privata, due riflessioni fatte in redazione non riuscendo a contattare gli ideatori dell’iniziativa

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Eataly: il cibo contadino come il caviale

Passata il fine settimana scorso la terza edizione di “Critical Wine/Terra e libertà” a Bussoleno, riprendiamo il discorso sul cibo contadino, sano, di prossimità, senza sfruttamento e sulla filiera corta guardando nello specchio. A dieci anni dalla sua nascita Eataly, che di queste parole si riempe la bocca e le etichette, ne rappresenta proprio l’inverso, per i meccanisimi da grande distribuzione, che contengono in sé dinamiche di sfruttamento della forza lavoro, per le sue aderenze con i grandi capitali italiani, con la politica di palazzo. Proprio grazie a questa, con la cessione a uso gratuito di ex-stabili industriali, Eataly promuove la trasformazione e la valorizzazione (cioè l’aumento dei prezzi) dei quartieri in cui si insedia, con le tonnellate di cemento che ciò giustifica, anche solo per la viabilità ausiliaria dei centri commerciali.
La riflessione parte da un interessantissimo articolo di Wolf Bukowski, pubblicato da “L’Almannacco de La Terra Trema”. Sentiremo l’autore nelle prossime puntate.

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Slow Food, Coop e Eataly: la sinistra di facciata. Due chiacchiere con Wolf Bukowski

laterrratrema.org

Voci dal corteo#4: Brigate di solidarietà attiva

Qual’é la situazione nel “cratere” del sisma in centro italia? Le bsa ci raccontano delle 25 casette sorteggiate a fronte di una situazione di necessità diffusa, la macerie ancora lì, la popolazione deportata negli alberghi della costa, nel tentativo di svuotare questo territorio periferico. Ci parlano anche di autorganizzazione, delle prime reti di reciproco aiuto tra gli abitanti,dell’attivazione di gruppi di acquisto solidale dei prodotti di amatrice e dintorni, del tentativo di mantenere l’unità e la permanenza sul luogo, fatto legato soprattutto all’agricoltura, attività principale della zona. Amatrice 2.0 è l’associazione dei giovani che stanno resistendo sul territorio, presenti al corteo consapevoli che bisogna aiutarsi da soli e non sperare inutilmente negli aiuti di governo. C’è un disegno politico nello svuotamento del territorio, che vale solo quando interessante per la costruzione in cemento (come il ristorante costruito invece delle case, o le scuole in legno costruite dalla regione trentino, che verranno abbattute per far posto a costruzioni in cemento targate Marchionne), o per le zone di interesse turistico (vedesi Norcia), ma non dove c’è una popolazione radicata al territorio e all’agricoltura. Un disegno per nulla diverso a quello delle altre montagne italiane: il terremoto è una manna per accelerare il processo di svuotamento e sfruttamento della montagna. E proprio qui dovrà passare il gasdotto Tap…

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Dalla Valle alle città: trasformazione del territorio e riqualificazione urbana

L’estrazione di valore dal territorio, non solo quello naturale ma anche quello antropizzato, è sempre stata una delle facce dello sfruttamento, come quello sugli uomini o sugli animali. Laddove la produzione agricola è centrale, il valore della terra è determinato dalla produttività, e ovviamente dal suo possesso esclusivo, concentrato in poche mani. Il valore si moltiplica dove la terra diventa oggetto di estrazione petrolifera e mineraria. Stessa cosa dove sono previste grandi infrastrutture oppure nelle città, dove il valore di un terreno, o di un edificio su di esso costruito è dato dall’uso a cui è destinato.
Un terreno o una casa che oggi non valgono niente domani saranno una miniera d’oro riprogrammando la funzione che quel luogo deve avere nei meccanismi del commercio globale.
Mentre molte località diventano periferiche, altre diventano centrali se investite dal flusso di merci che si accompagna a una grande infrastruttura. Così nelle città, dove un quartiere “povero” può trasformarsi se al suo interno viene costruito un polo direttivo, o altro cavallo di Troia della cosiddetta “riqualificazione”. Improvvisamente i palazzi popolari, grazie alla vicinanza di edifici di lusso, attirano le attenzioni di speculatori grossi e piccoli che alzano i prezzi e cercano di ripulire il quartiere per attrarre inquilini più danarosi. E i “poveri” dove andranno? Altrove, non importa, a meno che non si oppongano a questa dinamica: in quel momento, come i loro omologhi “di valle” diventeranno un problema di cui si occuperanno polizia e tribunali, tutori dell’ordine costituito secondo cui chi ha, ha diritto di avere, e chi non ha può solo accettare lo stato di cose presenti.
Dalla Valle alla città un doppio filo lega la trasformazione del territorio: da una parte espropri, sfratti e sgomberi, dall’altra un patto di ferro tra giudici e procuratori, a garanzia di una ristretta classe di privilegiati.
Ascolta l’audio:

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