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le trivelle di Di Maio

Le trivelle di Di Maio – trasmissione di giovedì 11 Ottobre

11 ottobre: le trivelle di Di Maio, blocco dei vignaioli a Chiomonte, sgombero rifugio di Claviere, nuovi “avvisi orali”, Rivalta e l’osservatorio, zona rossa navigante e convegno No tap, terzo valico, sabotaggi antinucleare…

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Blocco dei vignaioli

Il sindaco di Chiomonte cerca una mediazione: “Entrano solo i vignaioli, non i no tav” “Ma siamo tutti no tav!”. I funzionari si appellano alla redivive “liste” già dimenticate dal precedente sindaco, su chi sarebbe autorizzato a violare l’ordinanza prefettizia (?). Ma lo sblocco arrivato due ore dopo non è la fine: altri blocchi alla maddalena, a camion ormai carico, improbabili spalettamenti di trattori, ulteriori identificazioni e provocazioni… Insomma i nostri laureatissimi disfunzionari accusano la figura e si sfogano come possono.

Chez jesus

Così finisce l’esperienza di occupazione del sottochiesa di Claviere, punto di riferimento di chi cerca di attraversare il sacro confine della patria. La marea sovranista e nazionalista monta con ampia base sociale, grazie a un governo sventuratamente molto votato dal movimento no tav stesso. Collegamento telefonico con uno dei solidali presenti ieri allo sgombero. Bisognerà comunque ripartire e organizzarsi per i mesi a venire. Il generale inverno è alle porte.

Avvisi orali

insieme ai fogli di via sono giunti altri avvisi orali, che aprono le porte alla sorveglianza speciale (qui il caso di Chiara), con annessi e connessi compreso il ritiro della patente (qui trovate la descrizione delle prescrizioni). Gravoso strumento giudiziario che ritorno ciclicamente dal passato. Approfondimenti riguardo no tav e dintorni alla tag sorveglianza speciale

Le trivelle di Di Maio

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trasmissione del 22 febbraio

trasmissione del 22 febbraio, il podcast

La trasmissione del 22 febbraio, qui riassunta, scaricabile ed ascoltabile.
Gli argomenti di oggi:

Le stime di traffico che giustificano il tav sono sbagliate

Notizia di qualche giorno, ampiamente circolata, ma non giunta all’onore delle cronache mainstream. Il governo è costretto ad affermare che le stime di traffico da sempre sbandierate per giustificare il nuovo valico internazionale, sono del tutto sbagliate. Eppure c’è chi lo dice da due decenni, difficile dire che l’errore sia un fulmine a ciel sereno.
Nonostante questo, tutte le forze di governo sono sicure: il Tav si farà lo stesso. Perché? perché sì.

Bure: attacco ai luoghi della resistenza contro il previsto sito di stoccaggio di scorie nucleari

Da stamattina Bure sotto attacco e sgombero dei resistenti nel bosco di Lejuc. decine di camionette, sfondata la porta della “casa della resistenza”. Parte la mobilitazione, per rimanere aggiornati: zad di Bure

Olimpiadi 2026: i comuni dello sci si schierano a favore. Anche Plano accoglie la proposta

Nonostante nessuno voglia più ospitare olimpiadi a casa sua, troppo costose e per niente remunerative, c’è chi ci prova ancora. I comuni della via lattea spingono ufficialmente per una candidatura, sperando di invogliare la sindaca di Torino. Per ora, oltre ai soliti noti dell’area Pd, raccolgono l’appoggio di Plano.

Bussoleno antifascista

Dopo lo show dell’arresto di Giorgio “brescia” nei locali della Credenza, appuntamenti solidali e, stasera, ampia manifestazione a Torino per stanare il candidato premier dei fascisti del 3° millennio. Collegamento con un compagno di Torino che ha partecipato all’assemblea organizzativa

Migranti e frontiere

Breve aggiornamento sulla situazione. Chiusa la sala d’aspetto della stazione, i migranti vengono spostati nelle salette a loro dedicate rendendo difficile poterci parlare. Sembra confermata la strategia della prefettura che cerca di allontanare i migranti dalla frontiera attraverso le strutture “cuscinetto” come Croce Rossa e altri intermediari.

chiudiamo con appuntamenti e iniziative a venire. a giovedì prossimo

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Bure: resistenza antinucleare contro l’interramento delle scorie

A Bure, in Francia, l’Andra ha individuato un possibile luogo di interramento delle scorie nucleari. Ad opporsi da anni gli abitanti del paese, le associazioni ambientaliste e diversi militanti accorsi sulla zona per viverci e opporsi al progetto. Da un anno ormai è stato occupato un bosco di 220 ettari dove Andra vorrebbe fare delle prospezioni geologiche per farsi approvare il progetto di interramento.
In studio con noi due militanti del luogo che ci invitano alle prossime iniziative dall’11 al 13 agosto, a cui seguirà una manifestazione di massa contro il progetto.
Tra casa delle resistenza, case sugli alberi e a terra, altre abitazioni, il tentativo di creare, insieme alla lotta, un esperimento di vita che si oppone al nucleare e alla sua supposta necessità

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sito di riferimento degli oppositori di Bure

il blog degli occupanti

video sulla rioccupazione del bosco di bure l’anno scorso

Ancora un altra storia accaduta intorno al passaggio per il Piemonte del treno pieno di scorie nucleari, la notte tra l’8 ed il 9 maggio 2011

Non voglio ancora soffermarmi sulla deprecabile brutalità che le forze dell’ordine hanno riservato agli inermi, quanto determinati, manifestanti alla stazione di Avigliana, che si opponevano al tanto assurdo quanto pericoloso passaggio delle scorie radioattive.
Vorrei raccontarvi la storia di chi quella notte ha voluto indagare, capire, documentare e denunciare quanto stava accadendo all’insaputa di quel milione circa di persone che stava nel raggio di 3 km dal passaggio del carico radiattivo, a cosa ha assistito e a cosa è andato incontro.
Anche se prima vorrei ancora fare una riflessione sulla differenza umana e morale che passa tra chi dalle libere frequenze di Radio Blackout ha regalato la possibilità di non rischiare la propria salute a tante persone (anche a coloro che detestano gli attivisti, i No Nukes, i No TAV, gli anarchici, gli squatter, gli autonomi, i libertari, i redattori di Radio Blackout, …), informando giorni prima e poi segnalando in diretta per tutta la notte gli spostamenti del convoglio, mentre chi governa invece si preoccupa di tutt’altro, del profitto proprio e degli “amici”, anzichè della tutela della salute e delle sempre più scarse risorse pubbliche e riesce poi a riempire Torino di campeggi di ciucchi molesti con la penna in testa (chi scrive è antimilitirarista, i militaristi che leggono possono anche smettere e starsene tranquilli, che plutonio e uranio impoverito sono in lavorazione, pronti a disintegrare migliaia di civili inermi, bambini innocenti compresi, e ci sono ancora circa 24.000 anni di tempo perchè ciò accada!); e soprattutto poi c’è una bella differenza etica e professionale che passa tra chi rischia in prima persona oltre che la propria salute, qualche centinaio di euro di attrezzatura e pure la repressione dello stato per documentare quello che realmente succede e chi nasconde la realtà ed inganna i propri lettori (a questi auguro che la storia li possa smaltire anzichè riprocessare, e se vogliono capire il mio augurio si vadano finalmente a studiare cosa accade all’impianto Areva di La Hague); chi viene pagato per informare, anzichè raccontare i rischi, i costi e le vere motivazioni di questi trasporti, andata e RITORNO, si preoccupa solo di chi manifesta: di chi vorrebbe evitare se non un disastro, almeno l’ennesimo spreco di denaro pubblico.
C’è differenza tra chi cerca di risvegliarle le coscienze a chi le vuole definitivamente assopire nel sonno della ragione, tra chi non ha proprio nulla da nascondere e viene trattato da criminale mentre chi fa rischiare il disastro nucleare quando organizza questi trasporti, come un criminale ha evidentemente tutto da nascondere.
Potrei raccontarvi di chilometri di linea ferroviaria non presidiati, di situazioni di grave rischio per la sicurezza proprio in uno dei quartieri più abitati di Torino, si fan guerre in Afganistan contro i terroristi per poi regalargli situazioni tanto pericolose dentro una metropoli!
Non sarà l’intrinseca pericolosità della tecnologia nucleare ad essere veramente criminale più che il fattore umano che la mette in atto pro o contro il suo simile? Sempre che possa esserci un pro in una tecnologia che, conti alla mano, consuma più energia di quella che produce (mai nessuno che quantifichi i costi energetici del mantenimento in sicurezza delle scorie per decine di migliaia di anni almeno!).
Alla prefettura di Torino dormono sonni tranquilli, finchè per i 200 “cattivi” che stanno seduti sui binari della stazione di Avigliana a cantare “quel mazzolin di fiori” bastano 500 agenti per riempirli di botte e per i 40 della volta prima, oltre che le botte, anche le denunce e per due, che evidentemente erano i più “cattivi”, oltre le botte e le denunce, anche due settimane di carcere.
Finchè chi lavora nel settore trasporti e sicurezza non solo si presta a rendere possibile tutto ciò, ma va ben oltre quello che il mestiere evidentemente gli impone, come quel pompiere fermo vicino ad una colonna di quattro mezzi dei vigili del fuoco, a qualche centinaio di metri dalle decine di mezzi della stazione di Avigliana nel delirio più totale, alla domanda “ma che cosa è successo?”, mi risponde “niente, un esercitazione!”; mi piacerebbe sapere se è una sua iniziativa personale o glielo ordina qualcuno di negare l’evidenza.
Questa volta ho pagato l'”errore” di voler stare vicino ai miei compagni alla stazione di Avigliana per provare a rilevare quanto fosse davvero radioattivo quel treno e documentarne l’eventuale pericolo, e solerti agenti hanno impedito che potesse aver successo questa mia impresa; peccato, sarà per la prossima volta.
Una soddisfazione mi resta, quando il “beep-beep” del misuratore di radiazioni ha fatto esclamare all’agente di aver trovato chissà quale prova di colpevolezza a mio carico mentre passava il convoglio di scorie ed in tutta semplicità gli ho risposto: “quello serve a misurare le radiazioni, voglio sapere quanta radioattivita mi prendo, io, dovreste averli pure voi, metti che tra 10 anni vi viene un tumore, magari così sapete il motivo”, quasi mi è sembrato di leggere nel suo sguardo l’improvvisa paura per la radiazione nucleare, forse diventando finalmente consapevole della situazione in cui si trovava: a pochissimi metri da un treno pieno di scorie radioattive che era appena passato.
Sembra davvero strano, anche se proprio non era mia intenzione, in quel momento oltre a provare a tutelare la mia salute, almeno sapendo quante radiazioni mi prendevo, avrei potuto tutelare la salute anche degli agenti, che forse pochi minuti prima avevano picchiato amiche e amici e che mi circondavano ansiosi di trovare qualcosa che mi incriminasse, ma a quanto pare senza riuscirci.
Forse che quando si va pure contro la legge, non avvisando i cittadini dei pericoli a cui sono esposti, pur di tenere nascosti questi trasporti, una foto e la cronaca in diretta sui 105.25 FM di Radio Blackout diventano atti “eversivi” (per la misura della radiazione dovrete aspettare il prossimo treno, per altri particolari di quella sera magari un altro testo che questo è già lungo abbastanza); questa è la parte che ho voluto fare quella notte, ringraziando chi l’ha resa possibile con la diretta dalla sede della radio e ovviamente chi si è preso la parte di botte che avrei dovuto prendermi pure io alla stazione di Avigliana.

Per la redazione di Radio No TAV, Stefano