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podcast – trasmissione di giovedì 9 novembre

Due i temi principali del giorno: alcune riflessioni a margine degli incendi, e un resoconto del consiglio comunale aperto a Meana, sul ruolo della locale cava Palli nei futuri lavori per il Tav.
Incendi,inchieste e compensazioni

Per quanto riguarda gli incendi, in queste settimane post-emergenza i giornali hanno dato molto risalto alle indagini alla ricerca dei “colpevoli”. Non ultime associazioni come il wwf reclamano “pene esemplari”. Noi non crediamo che questa caccia al responsabile possa risolvere il problema. Come ha detto Luca Giunti nell’intervista che abbiamo pubblicato, il problema non è il piromane, non è solo l’accorpamento di forestale e carabinieri, né l privatizzazione del servizio di aerei canadair. Il problema è l’abbandono della montagna, la scelta politica e collettiva, a suo tempo, di scendere alle fabbriche, l’abitudine a frequentare i centri commerciali più che i sentieri. L’abbandono del territorio è un pacchetto completo, la sua salvaguardia pure, ed è un fatto che va insieme alle scelte quotidiane delle nostre vite. La salvaguardia non può essere delegata a nessun ente od agente, ma fa parte del tipo di vita umana che c’è sul e con il territorio.

Abbiamo conosciuto sulla nostra pelle come la giustizia possa essere complementare alla politica e spostare l’attenzione da un problema all’altro. Mentre si cercherà un colpevole, vero o presunto, da dare in pasto alla giustizia e ai giornali, nulla si farà, neanche a parole, per indagare ciò che rende possibile incendi di tali proporzioni.

Meana, Gravere e cava Palli: quali interessi e di chi?

A Meana c’è stata finalmente la possibilità per la popolazione di chiedere conto all’amministrazione del possibile uso di territorio comunale per il deposito di materiali della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. La minoranza ha ottenuto un consiglio comunale aperto sulla questione, molto partecipato dalla popolazione. Su ottocento abitanti,un centinaio erano quelle presenti, motivo per cui la sessione è stata spostata al centro polivalente, nonostante le forze dell’ordine suggerissero la partecipazione a una semplice delegazione. La presenza di agenti in divisa è ormai una costante in tutti i consigli comunali dell’alta valle.

In passato l’amministrazione comunale aveva deliberato contro la ricezione dello smarino. Alcuni degli attuali amministratori facevano parte della giunta: cosa è cambiato da allora?

Come sappiamo tutte le cave, nocive di per sé, diventano alla fine del ciclo estrattivo delle discariche. Poi le ditte falliscono e svaniscono, il danno resta e buonanotte al secchio. Sarà la costruzione di nuove infrastrutture a offrire nuove possibilità di ricevere soldi ministeriali per rifare il giochino un po’ più in là. Tale sembra essere il destino della Palli.

Durante il consiglio comunale, messa alle strette dalle domande incalzanti di popolazione e minoranza, la Sindaca ha interrotto la seduta togliendo la luce alla sala. Rimangono sempre molte domande in sospeso, o forse tutte.

Quale è la reale necessità del recupero di cava Palli?

Perché il presidente dell’unione montana Nurisso, nonché sindaco di Gravere, parla ai giornali a nome di Mea? Meana non è invitata a partecipare alla conferenza dei servizi. É vero che Meana ha dato delega a Nurisso di parlare oppure no? E, aggiungiamo, quando Nurisso parla come sindaco e quando come presidente dell’Unione, che invece si è espressa contro la variante di progetto?

Per quanto riguarda Gravere, e Nurisso sindaco, è chiaro che la sua figura mal si sovrappone a quella di Nurisso imprenditore, presente in cantiere con una ditta che faceva rilievi con i droni all’interno del cantiere. Difficile immaginare come il Nurisso possa rappresentare gli interessi comuni dei suoi cittadini e suoi interessi privati come imprenditore. Forse un giorno ce lo spiegherà.

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Incendi in Valsusa: il dolo, la siccità, le mancanze e la cura quotidiana del territorio

aggiornato con audio e intervista completa

Abbiamo sentito Luca Giunti in collaborazione con “Nunatak, rivista di storie, culture, lotte della montagna”, ponendogli alcune domande sul perché degli incendi che hanno devastato Valsusa e Piemonte.

Prima però, vogliamo dire due cose. Innanzitutto ringraziare tutti coloro che si sono adoperati durante l’emergenza, dimostrando quanto sia importante avere una fitta rete di rapporti tra coloro che vivono sul territorio. Nonostante le difficoltà, e anche il divieto a partecipare che “certuni” cercavano di porre (nulla ci stupisce, ma ce ne ricorderemo), le relazioni create durante tutti questi anni di lotta al Tav dimostrano quanto sia importante avere un rapporto forte col territorio e con le persone, sentire delle responsabilità comuni, partecipare ed agire, non lasciare in mano ad altri il destino delle nostre vite e di quanto ci sta intorno. Anche per tutto questo, grazie ancora.

Secondo, vogliamo dire che non ci interessano i vittimismi e i trionfalismi, le fanfare e la celebrazione di qualche eroismo (“che bravi, ce l’abbiamo fatta”), e neppure la ricerca dei colpevoli, come se si potesse stare tranquilli dando la responsabilità a questo o quel singolo. Ci sono responsabilità politiche, sociali e collettive di quello che è successo. Qui si confrontano modi diversi di intendere la vita non su questo territorio ma su questo pianeta. L’intervista che segue lo spiega bene.

scarica qui l’audio

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e qui Nunatak48.estrattoIncendi l’intervista intera.

incendi valsusa

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qui di seguito un riassunto

Cause vicine e cause lontane

La montagna, qui da noi, brucia d’inverno: l’inverno è più secco. Perché quest’anno brucia di più? Perché non piove da mesi. Perché ogni anno che passa piove meno. É il cambio climatico, dove anche l’uomo fa la sua bella parte.

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