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Sorveglianza speciale per un giovane no tav

E’ stata notificata dopo una attesa di qualche settimana la sorveglianza speciale a un giovane no tav di Bussoleno. La misura, sempre più comunemente usata, è modellata dalla pubblica accusa su misura del malcapitato e prevede varie prescrizioni, in questo caso il rientro notturno, la tempestiva segnalazione dei propri spostamenti all’autorità competente, il divieto di frequentare assembramenti e luoghi pubblici, la frequentazione di pregiudicati e trenta giorni di tempo per trovare lavoro.
Ricordiamo che la Sorveglianza non viene data per la commissione di un qualsivoglia reato ma perché l’autorità rileva nella persona in questione un profilo di pericolosità a prescindere, che va “contenuto”. Per approfondire la questione ascolta il contributo e clicca sulla tag “sorveglianza speciale” per conoscere gli altri casi

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Nuova richiesta di sorveglianza speciale

La Questura di Torino ha richiesto una nuova misura di sorveglianza speciale per Giorgio “brescia”, residente a Bussoleno. La domanda chiede 2 anni di sorveglianza con obbligo di residenza senza rientro notturno, ed è stata inoltrata dopo il blocco del sondaggio di Terna, quando Giorgio (già raggiunto da un “avviso orale”) si era arrampicato sul mezzo per fermarne i lavori.
Questo è solo una delle richieste che il tribunale di Torino si troverà a discutere nelle prossime settimane.

PAPA-DEL-GNOCO

sorveglianza speciale, buone notizie da roma

La sorveglianza speciale é un sistema di controllo antico sempre più richiesto dalle questure di tutta Italia. Indipendente da qualsivoglia reato, si basa sulla persona, sulle sue idee e le sue pratiche. Ne parliamo con un compagno di Roma, dopo che la richiesta di applicazione di sorveglianza che lo riguardava è stata respinta in tribunale.

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Testo della dichiarazione in aula:

“Nel corso degli ultimi anni un numero crescente di donne e uomini attivi nelle lotte sociali è stato proposto per la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
Le questure vorrebbero utilizzarla per isolare alcune persone, disperdere alcuni gruppi, fermare alcune lotte.
Si tratta di un vetusto arnese repressivo, che è stato ripescato dagli armadi del regime fascista e che getta un’ombra cupa sul nostro futuro.
Chi tenta di legittimarlo nuovamente, come strumento di oppressione politica, mette a rischio la libertà di tutti e tutte.
Respingere questo tentativo è giusto.
Impedire che l’eccezione diventi norma è possibile.

Sono in quest’aula a testa alta.
La mia è una precisa scelta di vita, come dicono le carte della questura, affinata in venti anni di lotte.
Mi sento in pace con la mia coscienza e fiero della mia scelta.
Respingo con sdegno le accuse di prevaricare la libertà altrui, lucrare sulle attività politiche, utilizzare la violenza per elevare il mio rango.
Chi ha scritto quelle parole mi offende, perché mi raffigura ad immagine di quella parte di società che rifiuto.
Sono solo di fronte alla corte, non di fronte alla vita.
Sono uno dei tanti che l’ingiustizia, lo sfruttamento, l’oppressione li vive sulla pelle.
Sono uno dei tanti che non si sottomette e prova a cambiare questo mondo.
Uno di quelli che non fa finta di niente e non si gira dall’altra parte.
A tutti questi, e a me stesso, farei un torto se non continuassi a dare il mio contributo.

Roma, 30 gennaio 2017

Pier”

dichiarazione pier