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Morto sui sentieri a Monginevro un altro ragazzo migrante

Morto a Monginevro un altro ragazzo migrante, caduto in una falesia

Dopo un lungo viaggio a piedi qui ha terminato la sua avventura. Libero di spostarsi per il mondo, ma senza quel pezzo di carta che lo farebbe “uguale” agli altri davanti alla legge. Libero di rimpolpare la schiera di sfruttati e ricattati che come lui passano la frontiera dalla porta nascosta dei passi alpini.

Da qualche giorno la notizia circolava informalmente, ora è confermata anche dai giornali: il suo corpo è stato ritrovato da un escursionista e come al solito testimone può essere stata solo la polizia (o qualcuno che condivideva con lui il viaggio, ma che sarebbe considerato un testimone poco credibile).

Sono ormai consuete imboscate militari con la polizia nascosta nella boscaglia al buio, che spunta all’improvviso per arrestare e respingere le persone senza documenti. Cosa che causa fughe precipitose e fatali, come per Blessing, precipitata nella Durance e morta annegata. Anche in questo caso, non è la montagna che uccide ma il sistema di controllo delle frontiere, la polizia, il nazionalismo, i rastrellamenti. Gli stati e il capitale europeo mentre continuano a sfruttare le terre lontane con il neocolonialismo e le guerre, con il ricatto dei permessi di soggiorno e della cosiddetta “accoglienza” creano le condizioni per sfruttare qui le persone che da quei luoghi provengono.

A questo serve la frontiera, a unire chi sta “dentro” (tutti, poveri e ricchi ma negli interessi dei ricchi) contro quelli che stanno fuori (sempre i poveri, sempre negli interessi dei ricchi). Per chi sta “fuori”, se viene qui, il sistema prevede una condizione di inferiorità legale, di emarginazione culturale e di sfruttamento economico. Tutto nascosto dietro una semplice e rispettata parola: la “legalità”. Ma la vita è altro che il rispetto della legge.