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baschi no tav

Dai paesi baschi un saluto al movimento no tav

In questi giorni è stato ospite in Valle Susa un gruppo di giovani indipendentisti baschi che ha voluto conoscere il movimento no tav e le situazioni di lotta presenti sul territorio.

Le “brigate internazionali” sono promosse ogni anno da Askapena, una organizzazione internazionalista che promuove la conoscenza tra le lotte nel mondo. Ogni lotta deve essere radicata nel territorio in cui vive, è importante però conoscersi e ragionare sul piano comune che vede da una parte i capitali e dall’altra singoli, gruppi, movimenti o popoli. Askapena è tra le realtà più critiche nel panorama della sinistra indipendentista riguardo l’equilibrio tra “lotta e governo” dopo che la coalizione della sinistra indipendentista ha conquistato il governo di parecchi municipi e province dei paesi baschi.

Quest’anno le brigate oltre a mete internazionali hanno scelto di visitare l’Europa. Saranno a metà agosto sulla Zad di Notre Dame de Landes per costruire la grande capanna intergalattica delle lotte, a cui è invitato anche il movimento no tav. L’invito lo trovate qui. La casa sarà poi disponibile per organizzare incontri e ospitare militanti da ovunque.

Nei giorni  trascorsi qui hanno avuto la possibilità di incontrare le varie componenti del movimento, di visitare il cantiere e dare una mano al festival. Inoltre hanno  incontrato la “cassa antirepressione delle Alpi Occidentali”, la redazione della rivista “Nunatak, rivista di storie, culture, lotte della montagna” per poi proseguire il viaggio a Torino e in altre città italiane. Qui di seguito i saluti che hanno lasciato al movimento.

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recuperando el paraiso

Al telefono con noi Rafael di SubVersiones, uno degli autori del documentario che sarà presentato venerdì 9 alle 21:30 al presidio di Venaus. Aspettando l’incontro, tratteggia per noi la descrizione della lotta che la comunità autonoma di Ostula, Messico, deve affrontare per difendersi dalle organizzazioni che si contendono il territorio (Stato, polizia, paramilitari, narcos). L’autodifesa come base per pensare la possibilità stessa della resistenza, in un territorio che vede il traffico e la produzione di droga ma anche la tratta di esseri umani o le produzioni nocive. La speranza, che sorge dalla possibilità di sapersi difendere dalle forze avverse alleate tra loro in nome del profitto.

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Dal genocidio all’organizzazione di comunità autonome

“la montagna ci ha dato riparo, ci ha protetto la foresta”
Gli indigeni Ixiles, in Guatemala, si sono salvati dal genocidio rifugiandosi nella selva e nelle montagne, ed ora lottano per la riaffermazione della propria identità e cultura, contro il liberismo nordamericano che continua in nuove e moderne forme il vecchio colonialismo. Maria Tomas Tomas, presente in studio, ci racconta brevemente la sua esperienza, mentre Gilberto Reynado, salvadoregno, porta la voce della Comunità Autogestita di S.Francisco Echeverria.

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