lettere di esproprio a san didero

A San Didero è previsto lo spostamento dell’autoporto di Susa, opera preliminare per la costruzione della stazione internazionale, che però nel progetto cosiddetto “low cost” (traduzione: magno quello che c’è poi si vedrà) non compare…
Se le forze di occupazione capeggiate dal ministero degli interni vorrebbero ritardare i lavori in bassa e media valle per finire prima il lavoro di repressione progressiva sul movimento notav, dall’altra le forze economiche hanno la necessità di cantierizzare subito alcuni progetti per poter accedere ai soldi promessi dai vari bandi prima che scadano.
Per questo Telt ha inviato delle lettere di esproprio per vari terreni nel comune di San Didero e limitrofi. Su alcuni di questi gravano dei diritti d’uso civico, diritti risalenti ad epoca precedente al codice penale e che sono inalienabili. Sull’argomento abbiamo raccolto due interviste, prima e dopo l’incontro pubblico con i proprietari dei terreni che promettono battaglia.

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i malaffari della SITAF

Inchiesta sulla complicità e il ritorno economico che SITAF ha in Valsusa per la costruzione della Nuova Linea Torino Lione.

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Incorreggibile Tepepa

Ancora un saluto a Tepepa, bandito rapinatore indomito che per la seconda volta ha infranto gli arresti domiciliari per godersi un attimo di libertà. Tratto nuovamente in arresto si trova ora in carcere alle Vallette. Un abbraccio da tutta la redazione!

Per scrivergli:

Ennio Senigaglia

c/o Casa circondariale “Lorusso Cotugno”

Via Adelaide Aglietta, 135
10149 Torino (TO)

Tepepa, ovvero Ennio Sinigaglia. L’ho conosciuto qualche tempo fa, alla Credenza, dove si proiettava un video sulla sua vita. Rapinatore gentiluomo, aveva scontato anni e anni di carcere. Mi aveva colpita la sua figura di ultrasettantenne, con una vivacità, un’ironia ed un bagaglio di sogni che il carcere non era riuscito a cancellare.
Ho sentito riparlare di lui i mesi scorsi; una breve notizia in cronaca, che diceva pressappoco così: “ex rapinatore di 79 anni evade dai domiciliari per andare a riscuotere la pensione; ripreso, processato per direttissima e riportato ai domiciliari con dose di detenzione rincarata”.
Oggi mi arrivano nuovamente sue notizie: “nuovi guai per nonno Tepepa”. Fermato dai carabinieri per evasione, nel bar sotto casa, dove era sceso a prendere un caffè, viene processato per direttissima e portato in carcere.
Dalla mia felice, continuata evasione, in attesa del processo che mi è stato fissato per il 23 novembre, protetta dall’abbraccio del movimento NO TAV e dal consenso popolare che va ben oltre la Valle di Susa, non posso non provare solidarietà per Tepepa e non sentirmi, mio malgrado, privilegiata: evidentemente a pesare sul nostro destino non sono i fatti specifici, ma le nostre storie.
No, non mi piace la giustizia che è debole coi forti e forte coi deboli.
Davvero, più che mai, tribunali e carceri svolgono una sola funzione: quella del controllo sociale.
Se penso ai tanti Tepepa chiusi in quei castelli di arbitrio e di repressione, mi invadono rabbia e tristezza.
Quante e quanti vorrei liberi questa sera, per essere nuovamente felice!

Nicoletta Dosio

Per conoscere vita e imprese di Ennio Sinigaglia consigliamo la visione del video “Lo chiamavano Tepepa”: https://vimeo.com/183048928

 

nicoletta evasa torna ai domiciliari

Nicoletta Dosio evasa da più di un mese “arrestata” davanti al tribunale durante l’udienza del processone dei 53 torna finalmente a casa per riposarsi qualche ora prima della prossima evasione.
ecco il saluto fatto dai microfoni di radio notav

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Como antirazzista contro i fogli di via

Alla frontiera di Como-Chiasso sono stati emessi 16 fogli di via contro solidali con i migranti bloccati alla frontiera, gli attivisti hanno deciso di non rispettare le ordinanze.

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Aggiornamenti tecnici sulla tratta

Simone di Spinta dal Bass ci aggiorna sulle novità tecniche della linea proposta da Telt

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Nicoletta su Radionotav, una trasmissione di evasione

Audio dell’intervento di Nicoletta, redattrice di Radionotav ed attualmente evasa, nello studio mobile di Radio Blackout in Valle di Susa, giovedì 29 ottobre 2016.

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Preceduta da un intervento di un redattore “radionotav con l’evasa”:

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«…NOI, SEMPLICEMENTE, FACCIAMO LA NOSTRA PARTE…»

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Chiacchierata sulla battaglia contro le misure giudiziarie imposte dal Tribunale di Torino, con uno degli indagati per l’irruzione alla Turkish Airlines

Occupata sede Turkish Airlines di Roma

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La nostra unica firma è la solidarietà

Negli ultimi mesi, con l’avanzare delle vittorie delle Forze Democratiche (FDS) in Siria, la liberazione delle popolazioni oppresse da Daesh, la costruzione delle basi per un futuro di pace in medioriente, la solidarietà internazionale si è allargata sempre più così come la repressione da parte degli Stati, come il nostro.

Siamo qui oggi perché ad alcuni e alcune solidali sono state date misure cautelari per aver occupato l’ufficio della Turkish Airlines all’aeroporto di Torino, esponendo uno striscione in sostegno al popolo curdo. Cosa c’era scritto? Che cosa si denunciava? L’uccisione di migliaia di persone nelle città curde da parte dell’esercito turco, la complicità all’Isis dello stato turco e dei suoi sostenitori.

Mentre i compagni e le compagne colpite dalle misure hanno scelto di violarle, siamo qui oggi per dire che in quell’aula di tribunale dove avverrà l’udienza di riesame non ci sono solo le persone imputate, perché se la solidarietà è una colpa allora siamo tutte e tutti colpevoli.

Mentre la situazione in Siria si fa sempre più grave con l’entrata della Turchia in guerra, il silenzio assordante dell’Europa è intollerabile. La stessa Euriopa che ha esaltato la riconquista della città di Manbij facendoci vedere le immagini delle donne che si liberavano del velo nero e ora tace in nome degli accordi stipulati con Erdogan sul destino dei profughi.

Con il pretesto di sconfiggere Daesh, proprio su Manbij, liberata dall’Isis, oggi vengono condotti dall’esercito turco attacchi ai civili con armi chimiche con il beneplacito delle potenze internazionali. Ci troviamo qui e contemporaneamente per una macabra ironia della sorte le grandi potenze Nato discutono ad Ankara del futuro prossimo del medioriente, un futuro che loro vogliono rendere già da ora solo morte e distruzione.

Tutto quello che sta accadendo non farà altro che moltiplicare le manifestazioni in solidarietà alla resistenza del Rojava, e per pretendere di sapere di più sulle condizioni di salute del Presidente del popolo curdo Abdullah Ocalan in isolamento ad Imrali da 17 mesi senza permesso di visita.

Non un passo indietro perché abbiamo imparato a camminare insieme in tante e tanti.

Al fianco della resistenza curda,

la nostra unica firma è la solidarietà!

Revelli sulla giustizia e l’impunità in Valsusa

Marco Revelli, storico e politologo, sulla situazione in ValSusa

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senti la lotta