sorveglianza speciale, buone notizie da roma

La sorveglianza speciale é un sistema di controllo antico sempre più richiesto dalle questure di tutta Italia. Indipendente da qualsivoglia reato, si basa sulla persona, sulle sue idee e le sue pratiche. Ne parliamo con un compagno di Roma, dopo che la richiesta di applicazione di sorveglianza che lo riguardava è stata respinta in tribunale.

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Testo della dichiarazione in aula:

“Nel corso degli ultimi anni un numero crescente di donne e uomini attivi nelle lotte sociali è stato proposto per la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
Le questure vorrebbero utilizzarla per isolare alcune persone, disperdere alcuni gruppi, fermare alcune lotte.
Si tratta di un vetusto arnese repressivo, che è stato ripescato dagli armadi del regime fascista e che getta un’ombra cupa sul nostro futuro.
Chi tenta di legittimarlo nuovamente, come strumento di oppressione politica, mette a rischio la libertà di tutti e tutte.
Respingere questo tentativo è giusto.
Impedire che l’eccezione diventi norma è possibile.

Sono in quest’aula a testa alta.
La mia è una precisa scelta di vita, come dicono le carte della questura, affinata in venti anni di lotte.
Mi sento in pace con la mia coscienza e fiero della mia scelta.
Respingo con sdegno le accuse di prevaricare la libertà altrui, lucrare sulle attività politiche, utilizzare la violenza per elevare il mio rango.
Chi ha scritto quelle parole mi offende, perché mi raffigura ad immagine di quella parte di società che rifiuto.
Sono solo di fronte alla corte, non di fronte alla vita.
Sono uno dei tanti che l’ingiustizia, lo sfruttamento, l’oppressione li vive sulla pelle.
Sono uno dei tanti che non si sottomette e prova a cambiare questo mondo.
Uno di quelli che non fa finta di niente e non si gira dall’altra parte.
A tutti questi, e a me stesso, farei un torto se non continuassi a dare il mio contributo.

Roma, 30 gennaio 2017

Pier”

dichiarazione pier

b.s.a. aggiornamento sulla situazione in centro italia

Dalle zone colpite dal terremoto e ora anche da un abbondante nevicata alcuni/e compagni/e ci raccontano di una situazione disastrosa dove manca qualsiasi cosa. I soccorsi scarseggiano e mentre l’esercito è impegnato a fare la guardia ad un cantiere Tav, la popolazione civile deve arrangiarsi con le proprie mani. L’esempio di come uno Stato sia completamente impegnato, non per aiutare i propri cittadini ma a difendere la devastazione ambientale e gli sporchi interessi politici mafiosi.
Le Brigate di Solidarietà Attive son presenti ormai da tempo sui luoghi e dei/delle compagni/e ci spiega la situazione.

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riflessioni e prospettive per il 2017: assemblea di movimento a San didero

L’anno appena iniziato vedrà alcune novità sul fronte dei lavori per la costruzione del tav. Mentre è all’ultimo kilometro lo scavo del tunnel geognostico, sono stati stanziati i fondi per l’inizio dello scavo della galleria di base (quella principale). Per farlo, sono necessarie nuove aree e infrastrutture, tra cui il nuovo svincolo autostradale a Chiomonte, un deposito e interporto per lo smarino a Salbertrand, lavori sull’area di interconnessione ferroviaria tra Susa e Bussoleno, lo spostamento di autoporto e pista di guida sicura a San Didero e Butigliera, l’eventuale pozzo di ventilazione in Val Clarea. Se ora non possiamo sapere da dove cominceranno, a parte lo svincolo di Chiomonte compreso nell’area di lavoro del cantiere in Clarea, il movimento si pone riflessioni e problemi su come affrontare i prossimi passi. Abbiamo sentito Luca, presente alla discussione.

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un anno di lotta contro il terzo valico

Al telefono con noi Davide, impegnato nella lotta contro il terzo valico nella zona di Pontedecimo.
Abbiamo passato in rassegna l’ultimo anno di lotta, descrivendo la situazione cantieri sul lato ligure, dove tutte le opere accessorie sono state cantierizzate, e quella sul lato piemontese, dove non tutti i cantieri sono partiti, grazie anche all’opposizione e alle riconquiste di terreni espropriati da parte del movimento. A chiudere varie considerazioni sull’opposizione agli espropri, che coinvolgerà anche nuove aree in Valsusa, e le ultime notizie su processi a carico degli attivisti notav-terzovalico

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Sull’ aggravamento delle misure cautelari per luca

Ricordiamo che Luca è stato riportato nel carcere delle Vallette su segnalazione dei Carabinieri che affermano di non averlo trovato in casa per tre volte durante gli arresti domiciliari. Le segnalazioni risalgono a parecchio tempo fa però il ritorno in carcere è avvenuto pochi giorni prima della scarcerazione degli altri imputati.
Ieri sera si è svolto un presidio partecipato da un centinaio di persone sotto le mura del carcere torinese, per salutare lui, Stefano e Donato arrestati nei giorni scorsi per la solidarietà data durante l’ennesimo sfratto nella città e tutti gli altri detenuti.

Aggiornamento sugli avvisi di esproprio

Dopo un incontro in sala consiliare a Bussoleno in cui era presente l’amministrazione comunale, abbiamo sentito Mario Cavargna che ci ha dato la sua opinione sugli avvisi di esproprio in arrivo.

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vendicativa operazione di polizia contro Luca

E’ di stamattina la notizia dell’aggravamento della misura cautelare di arresto domiciliare per Luca, uno degli imputati per la manifestazione Exilles-Chiomonte del 28 giugno 2015. Dopo una segnalazione delle forze dell’ordine di fine novembre, il tribunale ha disposto l’arresto stamattina.

Per scrivergli:

Luca Germano

Casa Circondariale Lorusso e Cutugno

via M. Adelaide Aglietta 35 10151 Torino

 

accordo tav italia francia: fine delle illusioni istituzionali

Pochi giorni fa la ratifica parlamentare dell’accordo Italia-Francia sulla Nuova Linea Torino-Lyon. Se le possibilità di fermare l’opera per via istituzionale si allontanano definitivamente, si apre una nuova fase per il Movimento Notav che dovrà trovare la propria strada per opporsi al progetto contando solo sulle proprie forze.

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in ogni caso nessun rimorso

Il 28 giugno 2015 si è svolta la manifestazione Exilles-Chiomonte a seguito dei fatti accaduti quella giornata son state indagate 23 persone con 9 arresti domiciliari, 11 obblighi di firma e 2 arresti in carcere. Purtroppo mentre alcuni hanno deciso di non sottostare alle misure cautelari rivendicando la giustezza delle proprie azioni, all’udienza preliminare 2 degli indagati hanno scelto la via del patteggiamento della pena proponendo addirittura di scontare 60 ore di lavori socialmente utili presso il tribunale di Modena.
A seguire l’audio e la lettera che uno degli imputati ha scritto a riguardo di questa vicenda.

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“Il 16 dicembre c’è stata l’udienza preliminare del processo a carico dei 23 imputati per la manifestazione del 28 giugno 2015.
Quel giorno 2 imputati hanno scelto la via del patteggiamento senza consultare nessuno.
La strategia difensiva può anche essere personale ma almeno si dovrebbe avvertire anche gli altri imputati visto che il patteggiare la pena significa accettare la responsabilità di fatti accaduti e potrebbe avere ricadute negative sullo svolgimento del processo.
Abbiamo sempre detto che non si sarebbe lasciato indietro nessuno e quindi non si può affrontare un processo pensando solo di “salvarsi la pelle”.
In più non si può patteggiare la pena a 1 anno e 8 mesi e a 2 anni e 4 mesi per dei fatti irrilevanti accaduti in quella giornata perché si rischia un pericoloso precedente per i restanti imputati.
Se crediamo nelle ragioni del nostro NO dovremmo essere un po’ più decisi nel sostenerlo anche in tribunale.
Farei a meno di trovarmi in situazioni in cui devo avere più paura di chi ho vicino che di chi ho davanti.
Personalmente non sono contento di avere coimputati di questo tipo.
Bisogna avere il coraggio delle proprie azioni per camminare a testa alta.
Giuliano”

Dalla Valle alle città: trasformazione del territorio e riqualificazione urbana

L’estrazione di valore dal territorio, non solo quello naturale ma anche quello antropizzato, è sempre stata una delle facce dello sfruttamento, come quello sugli uomini o sugli animali. Laddove la produzione agricola è centrale, il valore della terra è determinato dalla produttività, e ovviamente dal suo possesso esclusivo, concentrato in poche mani. Il valore si moltiplica dove la terra diventa oggetto di estrazione petrolifera e mineraria. Stessa cosa dove sono previste grandi infrastrutture oppure nelle città, dove il valore di un terreno, o di un edificio su di esso costruito è dato dall’uso a cui è destinato.
Un terreno o una casa che oggi non valgono niente domani saranno una miniera d’oro riprogrammando la funzione che quel luogo deve avere nei meccanismi del commercio globale.
Mentre molte località diventano periferiche, altre diventano centrali se investite dal flusso di merci che si accompagna a una grande infrastruttura. Così nelle città, dove un quartiere “povero” può trasformarsi se al suo interno viene costruito un polo direttivo, o altro cavallo di Troia della cosiddetta “riqualificazione”. Improvvisamente i palazzi popolari, grazie alla vicinanza di edifici di lusso, attirano le attenzioni di speculatori grossi e piccoli che alzano i prezzi e cercano di ripulire il quartiere per attrarre inquilini più danarosi. E i “poveri” dove andranno? Altrove, non importa, a meno che non si oppongano a questa dinamica: in quel momento, come i loro omologhi “di valle” diventeranno un problema di cui si occuperanno polizia e tribunali, tutori dell’ordine costituito secondo cui chi ha, ha diritto di avere, e chi non ha può solo accettare lo stato di cose presenti.
Dalla Valle alla città un doppio filo lega la trasformazione del territorio: da una parte espropri, sfratti e sgomberi, dall’altra un patto di ferro tra giudici e procuratori, a garanzia di una ristretta classe di privilegiati.
Ascolta l’audio:

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