accordo tav italia francia: fine delle illusioni istituzionali

Pochi giorni fa la ratifica parlamentare dell’accordo Italia-Francia sulla Nuova Linea Torino-Lyon. Se le possibilità di fermare l’opera per via istituzionale si allontanano definitivamente, si apre una nuova fase per il Movimento Notav che dovrà trovare la propria strada per opporsi al progetto contando solo sulle proprie forze.

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in ogni caso nessun rimorso

Il 28 giugno 2015 si è svolta la manifestazione Exilles-Chiomonte a seguito dei fatti accaduti quella giornata son state indagate 23 persone con 9 arresti domiciliari, 11 obblighi di firma e 2 arresti in carcere. Purtroppo mentre alcuni hanno deciso di non sottostare alle misure cautelari rivendicando la giustezza delle proprie azioni, all’udienza preliminare 2 degli indagati hanno scelto la via del patteggiamento della pena proponendo addirittura di scontare 60 ore di lavori socialmente utili presso il tribunale di Modena.
A seguire l’audio e la lettera che uno degli imputati ha scritto a riguardo di questa vicenda.

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“Il 16 dicembre c’è stata l’udienza preliminare del processo a carico dei 23 imputati per la manifestazione del 28 giugno 2015.
Quel giorno 2 imputati hanno scelto la via del patteggiamento senza consultare nessuno.
La strategia difensiva può anche essere personale ma almeno si dovrebbe avvertire anche gli altri imputati visto che il patteggiare la pena significa accettare la responsabilità di fatti accaduti e potrebbe avere ricadute negative sullo svolgimento del processo.
Abbiamo sempre detto che non si sarebbe lasciato indietro nessuno e quindi non si può affrontare un processo pensando solo di “salvarsi la pelle”.
In più non si può patteggiare la pena a 1 anno e 8 mesi e a 2 anni e 4 mesi per dei fatti irrilevanti accaduti in quella giornata perché si rischia un pericoloso precedente per i restanti imputati.
Se crediamo nelle ragioni del nostro NO dovremmo essere un po’ più decisi nel sostenerlo anche in tribunale.
Farei a meno di trovarmi in situazioni in cui devo avere più paura di chi ho vicino che di chi ho davanti.
Personalmente non sono contento di avere coimputati di questo tipo.
Bisogna avere il coraggio delle proprie azioni per camminare a testa alta.
Giuliano”

Dalla Valle alle città: trasformazione del territorio e riqualificazione urbana

L’estrazione di valore dal territorio, non solo quello naturale ma anche quello antropizzato, è sempre stata una delle facce dello sfruttamento, come quello sugli uomini o sugli animali. Laddove la produzione agricola è centrale, il valore della terra è determinato dalla produttività, e ovviamente dal suo possesso esclusivo, concentrato in poche mani. Il valore si moltiplica dove la terra diventa oggetto di estrazione petrolifera e mineraria. Stessa cosa dove sono previste grandi infrastrutture oppure nelle città, dove il valore di un terreno, o di un edificio su di esso costruito è dato dall’uso a cui è destinato.
Un terreno o una casa che oggi non valgono niente domani saranno una miniera d’oro riprogrammando la funzione che quel luogo deve avere nei meccanismi del commercio globale.
Mentre molte località diventano periferiche, altre diventano centrali se investite dal flusso di merci che si accompagna a una grande infrastruttura. Così nelle città, dove un quartiere “povero” può trasformarsi se al suo interno viene costruito un polo direttivo, o altro cavallo di Troia della cosiddetta “riqualificazione”. Improvvisamente i palazzi popolari, grazie alla vicinanza di edifici di lusso, attirano le attenzioni di speculatori grossi e piccoli che alzano i prezzi e cercano di ripulire il quartiere per attrarre inquilini più danarosi. E i “poveri” dove andranno? Altrove, non importa, a meno che non si oppongano a questa dinamica: in quel momento, come i loro omologhi “di valle” diventeranno un problema di cui si occuperanno polizia e tribunali, tutori dell’ordine costituito secondo cui chi ha, ha diritto di avere, e chi non ha può solo accettare lo stato di cose presenti.
Dalla Valle alla città un doppio filo lega la trasformazione del territorio: da una parte espropri, sfratti e sgomberi, dall’altra un patto di ferro tra giudici e procuratori, a garanzia di una ristretta classe di privilegiati.
Ascolta l’audio:

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iniziative per l’8 dicembre a San Didero, ramats, giaglione e venaus

L’8 dicembre, data della “liberazione di Venaus”, saremo a San Didero dove sono previsti i futuri espropri per lo spostamento dell’autoporto che si trova oggi a Susa.
Alle 13 ci troveremo per una polentata conviviale
Alle 16 faremo una passeggiata per conoscere i terreni interessati dal progetto
Alle 18 accenderemo un grande falò

In serata, dalle 20, sono previsti altri due falò, uno al Piano delle Rovine (Giaglione) e uno alle Ramats (chiomonte), a cui seguirà una passeggiata notturna verso le reti del cantiere della Clarea.

Ai nostri microfoni Loredana Bellone, sindaco di San Didero che invita alla partecipazione e alla resistenza.

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Noi da qui non ce ne andiamo #2: altre violazioni di misure cautelari

Martedì 29 Novembre la procura di Torino ha predisposto 4 nuovi arresti e 9 divieti di dimora dalla città per dei picchetti antisfratto. Il tribunale della città, lo stesso a cui è sottoposta la Val di Susa, prosegue sulla strada che conosciamo bene del perseguire la presenza -a una manifestazione, a un picchetto- al di là di fatti specifici, cioè insiste nel dire che la semplice presenza sul posto, impedendo l’operato delle forze di polizia, di ditte o di un ufficiale giudiziario presuppone un reato, con buona pace di chi credeva che ci potesse essere una repressione morbida e democratica, paternalistica. I tempi che viviamo lo smentiscono decisamente: la procura come sempre sta dalla parte di chi ha troppo, e non di chi ha troppo poco.

Qui il contributo di uno degli imputati colpiti da divieto di dimora, che è stato rimandato al mittente:

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aggiornamento di oggi sabato 3 dicembre: Daniele ai domiciliari, per Stefano e Silvia serve un’integrazione, per Silvia si presenterà lunedì, per Stefano è stata presentata ma non si sa se fa in tempo a uscire oggi. A Antonio hanno rigettato la richiesta per non idoneità della casa in cui avrebbe dovuto andare ai domiciliari

sorveglianza speciale

approfondimento sulla sorveglianza speciale

Approfondimento sull’uso sempre crescente delle misure di sorveglianza speciale:

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leggi qui altri articoli sulla sorveglianza speciale

resoconto udienza per l’evasione di nicoletta

ascolta il resoconto:

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Dichiarazione di Nicoletta in aula di tribunale il 23 novembre 2016

«La resistenza, individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino». (Articolo proposto per la Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 e non recepito).

Oggi, in quest’aula, rivendico – accanto al diritto di resistenza contro le grandi male opere ed il modello di vita e di società ad esse connesso – la mia evasione e la mia concreta, consapevole opposizione alle misure cautelari inflittemi, via via aggravate dal tribunale di Torino.
Mio intendimento è di denunciare e di oppormi a tali misure, per me e per tutti coloro che, nel movimento NO TAV e in tante altre realtà di lotta allo stato di cose presente, si vedono quotidianamente comminare, dalle procure e dai tribunali, provvedimenti arbitrari e vendicativi.
Anche in questo il movimento NO TAV ha fatto scuola e le pratiche repressive nei suoi confronti si sono rivelate sperimentazione da applicare puntualmente là dove il partito trasversale degli affari e della guerra sente messo in discussione il proprio dominio.
Le misure cosiddette cautelari sono state e sono usate a piene mani e in modo esplicito, quale arma di repressione per criminalizzare il dissenso e negare la libertà di pensiero e di espressione; un avvertimento che la giustizia non è uguale per tutti.
La loro stessa natura di pene inflitte preventivamente, senza un regolare processo, con ampi margini di discrezionalità, le mette a nudo come strumento di giudizio etico-politico volto a colpire ciò che si è, più che ciò che si fa.
I risultati sono riscontrabili costantemente nella storia dei processi contro i militanti NO TAV: mesi di carcere preventivo e domiciliari che, a seguito di regolare processo, si sono tradotti in condanne di pochi mesi con sospensione condizionale della pena; sentenze che non bastano però a cancellare le umiliazioni, la perdita della libertà, la quotidianità negata, la vita messa in manette.
Per quanto mi riguarda, ho fatto convintamente questa scelta di lotta ed intendo portarla fino in fondo. Dichiaro fin da ora che, qualunque sarà il giudizio di questo tribunale nei miei confronti, continuerò a disobbedire, ad oppormi senza mediazioni, con gioia, sostenuta dall’abbraccio fraterno del popolo NO TAV e di quanti non hanno mandato all’ammasso la ragione, il cuore, la dignità. Lo farò per dovere e per affetto nei confronti di chi, come Luca e Giuliano, a differenza mia, per lo stesso mio reato, ha subito il carcere. Lo farò anche per complicità con Jacopo, Eddy e tutti coloro che sono sottoposti ai domiciliari o a qualsiasi altra misura restrittiva.
Come per il gufo di Durer, “il nostro solo crimine è di veder chiaro nella notte”.
Verità perfettamente adattabile al mondo che non si adegua a vivere immobile e sottomesso, in questa notte profonda che cancella diritti, democrazia formale e sostanziale, responsabilità verso il futuro.
Contro il buio mortifero delle casseforti, dei tunnel e delle prigioni noi vediamo chiaro e continuiamo a lottare perché si faccia giorno, sicuri dell’alba che verrà.

Bussoleno, 23 novembre 2016

Cattivi e primitivi: un’intervista all’autore Alessandro Senaldi

Una analisi del movimento notav con il metodo osservativo partecipato, dove l’autore è partecipe agli eventi di cui scrive. Abbiamo parlato con lui della formazione del cliché mediatico del “primitivo” prima e del “cattivo” poi; del tentativo di neutralizzare un movimento che non può essere disciplinato trasformandolo in “nemico”, per cui uno stesso reato è più grave a seconda del “autore” che lo compie. Ci ha raccontato del militante-ricercatore, dell sapere come questione di parte, della punizione verso chi produce un sapere diverso da quello dominante, funzionale alla pace sociale.

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io sto con chi resiste: ancora sulla violazione delle misure

La solidarietà a Nicoletta Dosio e a tutti coloro che hanno deciso di non rispettare le imposizioni della procura torinese continua: potete vederlo qui:

http://www.0stile.net/index.php/video/io-sto-con-chi-resiste

Le misure cautelari o di sicurezza sono molte, strumenti in mano a questura e procura per colpire il conflitto sociale prima di eventuali condanne o addirittura in assenza di reato.
Arresti domiciliari, obbligo di firma, divieto od obbligo di dimora sono le misure che la procura può applicare per estendere la carcerazione al di fuori del carcere, per colpire fatti minori ed abituarci ad una repressione sempre più pervasiva e diffusa.
Nel caso invece delle misure di sicurezza, è la questura ad applicarle direttamente senza nessun processo: si tratta del foglio di via o dell’avviso orale, anticamera della sorveglianza speciale.
La sorveglianza speciale, che non è vincolata alla commissione di alcun reato, è sollecitata dal questore e approvata da una sorta di commissione interna al tribunale. Affonda le sue radici in dispositivi molto antichi e, mai tolta dal codice penale come per molti altri casi, rappresenta una misura molto pesante e reiterabile per parecchi anni di fila, sempre senza processo.
per approfondire, ascoltate questo audio registrato da Radio Onda Rossa:

http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/approfondimento-sulla-sorveglianza-speciale

 

Infine, la trascrizione dell’intervento “le misure cautelari come strumento repressivo, un confronto tra il ventennio e i giorni nostri”, reso a San Didero l’8 ottobre durante la cena benefit “io sto con chi resiste”

misurecautelari

aggiornamento appello maxiprocesso

Abbiamo sentito l’avvocato Valentina Colletta del Team di difesa legale NO TAV che ci ha dato alcune delucidazioni sulla sentenza di appello riguardanti le giornate del 27 giugno e del 3 luglio 2011.

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senti la lotta