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“sicurezza” in cantiere: studi civili al servizio dei militari. Cos’è il Nitel?

Come abbiamo più volte ricordato, dove e come si devono fare i cantieri per la Torino Lyon non lo decidono gli ingegneri. É nelle stanze dei ministeri che si fanno queste scelte.

Ma non quello delle Infrastrutture: in quello dell’Interno. La gestione militare è quella che primeggia. Ne abbiamo ulteriore conferma in un documento stilato dal Nitel, il consorzio nazionale interuniversitario di studi per logistica e trasporti, che conferma anche la connessione che c’è tra il lavoro delle università e quello militare. Nel documento si studia come difendere un cantiere dall’opposizione popolare che lo avversa. E’ la polizia a richiedere di analizzare le ipotesi di variante in base alle proprie esigenze.

cosa dice lo studio interuniversitario del Nitel

Lo studio è datato 2016, e prende in esame diverse ipotesi di scavo del tunnel di base: scavo da Susa e scavo da Chiomonte con lavorazione del materiale a Susa, a Chiomonte e a Salbertrand. Consigliato è quest’ultimo, esattamente come poi è stato richiesto in variante di progetto. Vediamo perché.

sensibilità e impatto

Innanzitutto lo studio differenzia tra sensibilità e impatto. La sensibilità misura quanto un sito possa essere oggetto di azioni dolose per parte degli oppositori. L’impatto misura le potenziali conseguenze di tali azioni, valutato su quattro aspetti: sulla popolazione, sulle maestranze, sulla continuità operativa e sulle perdite economiche.
L’opzione di scavo da Chiomonte con lavorazione e carico a Salbertrand è considerata la migliore rispetto a una serie di valutazioni di opportunità, con un vantaggio ipotizzato del 5% rispetto le altre. Attenzione però: non si tratta di vantaggio economico. I costi aggiuntivi sono comunque prelevati dai fondi Cipe e, quindi, da una diversa ripartizione dei soldi tra realizzazione dell’opera e le cosiddette “compensazioni”. Ovvero i costi aggiuntivi saranno tolti dai fondi compensativi.
I vantaggi, a detta loro, riguarderebbero un ambiente meno ostile rispetto la popolazione e un minor impatto dei cantieri sul territorio. Lo svantaggio però non è da poco, perché obbliga i devastatori a installare più cantieri contemporanei, oltre a quelli comunque inevitabili della bassa valle. Questo fattore, direttamente legato al controllo e alla difesa dei siti, è quello maggiormente considerato. Comunque, si parla di non prima del 2019 come termine dell’allestimento del cantiere di scavo da Chiomonte e di tre anni dopo l’apertura a San Giuliano di Susa.

Susa o Chiomonte?

Riunire i cantieri a Susa come previsto inizialmente dal progetto definitivo -e quindi doverne difendere uno solo- per loro sarebbe l’opzione migliore (+8%), non fosse per la necessità di un nastro trasportatore fino alla zona di Traduerivi-Coldimosso considerato molto vulnerabile e appetibile dal Movimento come possibile oggetto di sabotaggi. Ricordiamo che fu per bocca di Gemma Amprino, sindaca di Susa, che venne chiesto al Cipe di valutare altra collocazione per il cantiere di base, cosa che venne recepita con la delibera 235. La variante di progetto è la risposta a questa richiesta ma ricordiamo: non è ancora stata approvata, quindi gli scenari possono ancora cambiare. Nello studio del Nitec vi erano originariamente 12 ipotesi, ma ne sono state pubblicate solo 4.

La trappola della Clarea

Riguardo l’apertura a Susa, che verrebbe così posticipata a tre anni dopo l’inizio dello scavo, Nitel parla chiaro: il movimento sembra passare una fase di minore forza, e andarlo a sobillare con un cantiere sotto il naso non è il caso. Meglio cercare una soluzione stile Clarea, appartata e difendibile, lontana dagli occhi dei più. Lì si può continuare a tenere in scacco il Movimento controllando la sua azione, sia militarmente che mediaticamente. Non manca, ovviamente, la distinzione tra il movimento popolare ben radicato nella popolazione e le frange che utilizzerebbero il movimento a propri fini, anche distanti dalle rivendicazioni del movimento stesso.
Riguardo Salbertrand invece, si dichiara che è l’amministrazione a proporsi volontariamente quale candidata ad accogliere un cantiere per la lavorazione dei conci.

Le raccomandazioni del Nitel

Una successiva parte del documento riguarda gli accorgimenti tecnici di difesa delle aree di lavoro, accorgimenti che bene o male conosciamo ma che sono d’interesse generale, applicabili a qualsiasi cantiere. Tra questi, l’applicazione del “sito di interesse strategico nazionale” a tutte le aree di lavoro, così da poter dare copertura giuridica all’uso dell’esercito e alle leggi speciali (sia mai: mano libera alle forze dell’ordine sì, ma rigorosamente con copertura legale ). Poi, per quanto riguarda la Maddalena, recintare ulteriormente l’area archelogica perché non venga danneggiata anche solo accidentalmente da artifizi pirotecnici e incendiari (sic!). Per evitare interferenze tra forze dell’ordine e maestranze, realizzare una doppia recinzione per creare un passaggio largo sei metri che permetta il passaggio di mezzi militari nei due sensi. Sistemare un sistema idraulico antincendio ogni 50 metri con una autonomia di funzionamento di almeno 45 minuti. Per limitare l’impatto visivo del cantiere, piantumare siepi di Piracanta, pianta spinosa invalicabile. Installare sistemi di allarme perimetrali, anche per nastri trasportatori e monconi ferroviari. Inoltre, creare
sistemi di protezione all’imbocco dei tunnel che permettano ai lavoratori di accedere senza essere esposti agli oppositori. Per ottimizzare l’uso di forze dell’ordine e militari, creare accessi diretti all’autostrada e altri collegamenti per interventi di emergenza. Integrare tutti i sistemi di controllo di tutti i cantieri in una adeguata control room, munita di collegamenti in fibra e tecnologia 4G, ovvero di comunicazione satellitare, mentre ogni singolo cantiere dovrà dotarsi di una piccola control room come sede di comando avanzato.

Sistemi di protezione

Anche per i 400 viaggi al giorno previsti con camion, dovranno prevedere un’adeguata protezione. Nitel consiglia l’installazione di sistemi automatizzati di identificazione, ispezione e verifica dei soggetti e degli automezzi all’ingresso dei cantieri. Le recinzioni andranno dotate di sistemi di rilevazione, per detettare tentativi di manomissione e scavalcamento. Vanno installati sistemi di illuminazione aggiuntivi progettati per la security, per illuminare una vasta area oltre le recinzioni, rendere difficoltosa l’osservazione all’interno, oltre a sistemi di scansione radar termici.

Nastri trasportatori

Un ultimo trafiletto del documento Nitel si occupa di nastri trasportatori. Questi vengono descritti come obiettivi simbolici, in quanto esempio di “tecnologia che si oppone alla natura dei luoghi”. Inoltre il danneggiamento di questi sistemi comporta “danni non trascurabili” all’esecuzione dell’opera senza peraltro costituire pericolo per le maestranze al lavoro. “Un’azione di sabotaggio appare molto efficace perché relativamente semplice da mettere in atto con effetti significativi sull’operatività del sistema dei nastri trasportatori”. Il documento passa poi in rassegna quali tipi di sabotaggio possono danneggiare il sistema, dall’esplosivo al semplice corpo metallico inserito negli ingranaggi.

Infine, nello studio del Nitel, ci sono quattro pagine dedicate alla descrizione del Movimento No Tav dagli albori alla Libera Repubblica e oltre. Con buona pace dei “liberi studi” e dell’imparzialità del sapere e della scienza.

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Cos’è il Nitel

per chi fosse interessato, ecco come si descrive il nitel e cosa propone a chi vuole seguire dei master univesitari da lui organizzati: “Nitel – Consorzio Nazionale Interuniversitario per i Trasporti e la Logistica

Il NITEL (www.nitel.it) è un consorzio che raggruppa 19 prestigiosi Atenei italiani con oltre 500 ricercatori con l’obbiettivo di portare avanti ricerche ed innovazioni con un approccio fortemente multi-disciplinare e multi settoriale. La sua connotazione di consorzio gli consente, infatti, di poter mettere in cooperazione le eccellenze settoriali presenti nelle diverse università consorziate facendo sì che esse possano cooperare su un medesimo progetto consentendo, in questo modo, una maggiore efficienza e sfruttando economie di scala che sarebbe difficile ottenere tramite un coinvolgimento diretto dei singoli atenei.

Il consorzio, fondato nel 2003, nasce focalizzato sulle problematiche della logistica e dei trasporti (da qui il suo acronimo), ma nel corso degli anni ha aperto il sua raggio di interesse includendo anche altri settori come la security, l’energia, le telecomunicazioni e l’IT.”

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