frontiera del brennero

Salvo il bambino nascosto sotto il treno. Un approfondimento dal Brennero.

E’ salvo il bambino che è stato trovato in ipotermia nascosto sotto il pianale di un merci alla frontiera del Brennero

Sta bene ed una famiglia si è resa disponibile ad accoglierlo. Ma i casi sfortunati sono numerosi, tre solo negli ultimi tempi, spesso travolti dai treni. Sui giornali poche righe: sono dedicate normalmente ad elencare ritardi e perdite economiche provocate.
Alla frontiera del Brennero, sarà che il luogo ritorno nella storia, il controllo del confine ricorda epoche buie. C’è molta violenza nei controlli sui treni, sia del biglietto che dei documenti, oltre a un clima spesso ostile: sono tanti a voler cavalcare l’onda della “emergenza immigrati”.
C’è anche spazio per la solidarietà e l’accoglienza, ma il tema fondamentale (perché c’è una frontiera invalicabile per alcuni?) sembra rimanere ineluso. Solo dell’anno scorso la propaganda in vista delle elezioni austriache sbandierava una chiusura militare del confine con muro e militari posti a sorveglianza. Ora, semplicemente, la polizia austriaca può operare al di qua della frontiera per controllare i mezzi in transito prima del confine, anche a parecchia distanza dal confine di Stato. La situazione, qui da noi a Bardonecchia, sembra leggermente differente come differente è il territorio, ma la tendenza è al peggioramento. Molte le cose da capire e il lavoro da fare: intanto nelle stazioni e sui treni la situazione si approssima sempre più a quella di Ventimiglia, Como-Chiasso e Brennero.

Cause profonde

Cosa fare e come porsi riguardo la questione non è semplice, oltre l’immediata solidarietà che si può prestare a chi vuole varcare le Alpi. Persone descritte come disperati o sprovveduti, ma che spesso non sono appena arrivate, hanno maturato bene la decisione e sanno cosa vogliono fare. E magari hanno anche qualche pezzo di carta in mano, come una richiesta come rifugiato. Soprattutto, dopo essere passati dalle carceri libiche, dalla tratta e dall’attraversamento del mare, dal sistema di contenimento e dal razzismo europeo, non stupisce che vogliano fare di testa loro. Difficile intercettarne le ragioni, lo scambio di informazioni (sembra che le cosiddette “rotte” si diffondano molto per etnia di appartenenza) ed anche la fiducia. Cosa resta da fare a noi? Dovremmo pensare anche al nostro sistema, quello che genera il problema al di qua e al di là del mediterraneo, agli effetti della politica di sfruttamento a cominciare dalle risorse petrolifere e dalle guerre che si porta dietro (o davanti). Dovremmo pensare al sistema dell’accoglienza, del respingimento e dell’espulsione, oltre che ad “aiutare” quando tutto ciò li spinge a rischiare la vita su un confine militarizzato. Muri, filo spinato, controlli razziali, schiavismo, propaganda, non solo neofascista. Cose che non vorremmo mai più vedere.
Per dare voce a tutto ciò, l’invito è una iniziativa nazionale il 12 dicembre, con presenza in ogni territorio: prossimamente verrà diffuso l’invito.

Nel frattempo, ecco la chiacchierata che abbiamo fatto in collegamento con il Trentino

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

scarica Collegamento col Trentino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *